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Taranto scrive al governo: l’Autorità portuale non si tocca

Due consiglieri della Regione Puglia difendono l’istituzione da eventuali progetti di accorpamento – Le indiscrezioni sulle proposte

Il dibattito sulla riforma della 84/94 entra nel vivo con interventi come quello che riportiamo, a difesa delle realtà portuali più strutturate come Taranto. La nota che segue è dei consiglieri regionali pugliesi Arnaldo Sala (FI) e Alfredo Cervellera (SEL).

TARANTO – Abbiamo inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dei Trasporti e Infrastrutture Maurizio Lupi, nonché ai presidenti della Commissione Trasporti di Camera e Senato e al presidente e all’assessore ai Trasporti della Regione Puglia, per spiegare loro le motivazioni per le quali in futuro il Porto di Taranto deve rimanere sede di Autorità Portuale o di una delle nuove Autorità Portuali e Logistica.
[hidepost]Non si tratta di chiedere una particolare attenzione per il nostro Territorio, che pur la merita per le ben note penalizzazioni subite in decenni in campo ambientale e sanitario, tanto meno di penalizzare altre città a nostro vantaggio, quanto piuttosto rivendicare un sacrosanto diritto sulla base di precise motivazioni.
Infatti, se per riorganizzare il sistema portuale italiano si dovesse optare per il recepimento degli indirizzi della programmazione UE del settore dei trasporti, in particolare quelli della rete Trans-European Network Transport (TEN-T), il porto di Taranto dovrebbe necessariamente essere confermato quale sede di Autorità Portuale in quanto, già dal 2011, è annoverato tra i principali 319 porti europei ritenuti dalla UE come “fondamentali” per un funzionamento efficace del mercato interno e dell’economia europea, e, soprattutto, con Genova e Trieste è uno dei tre i porti italiani compresi tra i venti principali continentali. Inoltre, Taranto è uno dei quattordici porti italiani riconosciuti dalla UE “Core Ports” nell’ambito della programmazione TEN-T ed è inserito nel corridoio TEN-T “Helsinki-La Valletta”.
Pertanto il porto di Taranto dovrebbe essere confermato come sede di Autorità portuale, mentre indiscrezioni di stampa, anche specializzata, ipotizzano invece che Taranto potrebbe essere “sacrificata”, con la soppressione della locale Autorità portuale, a favore di Civitavecchia che non ha nessuno dei suddetti requisiti UE!
È possibile che il sistema portuale italiano venga invece organizzato ex novo mediante la costituzione di nuove Autorità Portuali e Logistica con competenza su più porti, e sulle relative aree retroportuali, della stessa area geografica.
Anche in tal caso Taranto dovrebbe essere necessariamente sede Autorità Portuale e Logistica in quanto a tutt’oggi è il 3°/4° porto nazionale per traffico di merce, nonostante le transitorie riduzioni causate dalle vicende ILVA e dai lavori di consolidamento e ampliamento infrastrutturale.
Invece, sempre secondo indiscrezioni di stampa, l’intendimento sarebbe quello di costituire in Puglia una sola Autorità Portuale e Logistica con competenza su tutti i porti pugliesi, la cui sede sarebbe allocata a Bari, mentre in altri bacini marittimi nazionali ne sarebbero costituite due: nell’Adriatico settentrionale a Trieste e a Venezia, e nel Tirreno settentrionale a Genova e a La Spezia.
Condividiamo l’intendimento di dotare di due Autorità Portuali e Logistica bacini caratterizzati da importanti volumi di traffico, ma non è comprensibile come si possa voler penalizzare, dotandola di una sola Autorità Portuale e Logistica, l’intera portualità pugliese che, nel suo complesso, movimenta notevoli volumi di traffico merci che vedono il porto di Taranto quale principale scalo regionale, da solo ne movimenta più del doppio degli altri.
Per questo in futuro il porto di Taranto dovrà comunque essere, al di là di quale criterio venga prescelto per la riorganizzazione della portualità nazionale, sede di Autorità portuale.
In tal modo il porto di Taranto potrebbe esprimere appieno tutte le sue enormi potenzialità, delle quali si avvantaggerebbe l’intera portualità nazionale, e si garantirebbe un volano essenziale per lo sviluppo economico di un’area che ha pagato un prezzo elevatissimo alla politica industriale e della Difesa nazionale.
La recente manifestazione del 1° maggio a Taranto, aldilà della connotazione che si è voluta dare all’evento, dimostra la volontà di rinascita dell’intera Città, che si potrebbe ottenere anche con l’aiuto del Governo, evitando che si depotenzi la sua logistica portuale.

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Pubblicato il
7 Maggio 2014

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