La frode della “ditta fantasma”: un castello di falsità per farsi consegnare il carico e sparire
Dossier di assicuratori e intelligence anti-truffe via mare: e ora con l’AI, chissà cosa accadrà

Camion parcheggiati in una immagine azimeutale: sono pochissime le aree sicure in cui i camionisti possano sostare per la notte, una di queste è all’interporto di Guasticce
UTRECHT (Paesi Bassi). No, non sono romantici pirati da film che magari si dimenticano di assaltare il veliero del cattivone perché, contando sulla grinta di Johnny Depp, devono correre dietro a qualche tipa. E non è detto nemmeno che sia il tentativo alla Robin Hood di acchiappare qualcosa dal piatto ricco della logistica internazionale. Più probabilmente è un business sul quale si sono gettate le grandi organizzazioni mafiose di varia provenienza: basti dire che il sistema di intelligence di Transported Asset Protection Association (Tapa), la principale associazione di categoria che si occupa di garantire sicurezza e resilienza alle catene di approvvigionamento, «tra il 2022 e il 2024, poco meno di 160mila crimini legati alle sorti del carico sono stati contati in 129 Paesi del globo, con perdite totali che ormai si contano a suon di miliardi di euro».
Ma l’analisi dei furti non è solo quantitativa: dice che la “criminalità del carico” sta cambiando fisiognomica: si è spostata “dall’asfalto al cyberspazio”. Il motivo? I criminali – viene sottolineato – utilizzano sempre più strumenti digitali per nascondere le loro vere identità e passare dal furto fisico e dai dirottamenti violenti a sofisticate frodi online.
Furto e dirottamento classico resistono, ma adesso…
Certo che resiste il furto classico o l’assalto in dolce stil rapina («i dirottamenti violenti continuano a risultare diffusi in realtà come Brasile e Sud Africa», segnala il giornale marittimo online singaporeano “Splash 24/7”) ma sempre più spesso i malviventi utilizzano un’altra strategia: come spiegano dal quartier generale di Tapa, si utilizza il trucco di fingersi una ditta di trasporti realmente esistente con tanto di identità e documentazione falsa, creando “società fantasma” o sottraendo credenziali o impersonando in modo fraudolento marchi legittimi così da farlo sembrare un incarico normale commissionato a un normale trasportatore come tanti. E invece poi si spariscono ovviamente il camion ma anche la merce che volontariamente era stata consegnata e collocata a bordo.
Occhio al caso del Messico: le frodi che in Messico rendono le merci un “fantasma” sono aumentate «fino a 15 volte dal 2022», secondo l’American Transportation Research Institute (Atri).
Gli specialisti di Tapa parlano di «metodo a basso rischio e alta ricompensa». In questo caso il lavoro del malvivente non è riuscire a impossessarsi del camion, magari facendo saltare la serratura in qualche modo, e nemmeno si tratta di un “arrembaggio” al Tir minacciando l’autista: c’è da costruire l’inganno con un’esca digitale: occorre falsificare indirizzi e-mail, preparare domini (meglio se equivocabili con quelli di realtà famose), creare certificati assicurativi fasulli e fasulle credenziali di guida.

Il campanello d’allarme lo suona, in tandem con Tapa, l’Unione internazionale delle assicurazioni marine (Iumi): in un recentissimo dossier si indica «un aumento allarmante del furto di merci e delle frodi sul trasporto merci in tutte le catene di approvvigionamento globali». Vale «in Europa, America e Africa»: nella fattispecie, in America Latina così come in varie nazioni africane gli attacchi sono «particolarmente gravi e violenti».
Si sta evolvendo il “mestiere” delle gang criminali
Thorsten Neumann, presidente e amministratore di Tapa Emea (cioè Europa, Medio Oriente e Africa), mette l’accento su questa “maturazione tech” della criminalità organizzata: «I furti tradizionali dai camion e dai magazzini sono ancora prevalenti, ma si sta evolvendo il “mestiere” delle gang criminali a caccia di carichi da rubare. Stiamo vedendo criminali che utilizzano strumenti digitali per nascondere le loro vere identità, per creare società di comodo o per “clonare” aziende legittime mediante l’uso irregolare di credenziali rubate. E chissà cosa accadrà quando la diffusione dell’intelligenza artificiale renderà meno complicate tutte queste operazioni fraudolente sul fronte dei documenti, dell’identità, delle credenziali: l’inganno sarà più facile e aumenteranno in modo significativo le perdite».
Le due organizzazioni, Iumi e Tapa, bussano alla porta delle autorità istituzionali per chiedere «un’azione urgente»: dal canto loro, hanno rivolto alle catene logistiche degli associati comunicazioni di allerta per richiamare l’attenzione su «consigli per spedizionieri, fornitori di logistica e assicuratori». Ad esempio, con raccomandazioni che «includono
- controlli continui di vettori e conducenti;
- verifica dei contatti, della documentazione e delle credenziali assicurative;
- adesione agli standard di sicurezza e operativi riconosciuti;
- maggiore vigilanza per comportamenti anormali;
- maggiore uso di strutture sicure e pianificazione del percorso».
Lars Lange, segretario generale dell’Unione internazionale delle assicurazioni marine, mette in chiaro che elemento cruciale nella lotta contro le frodi sul carico sono le piattaforme di scambio merci: «Hanno la responsabilità chiave di garantire che su tali “borse” di interscambio non possa operare nessun operatore fasullo. Noi di Iumi incoraggiamo, e lo fa anche Tapa Emea, queste piattaforme a mettere a punto robusti protocolli per la verifica dell’identità e per la prevenzione delle frodi, a cominciare dalla autenticazione a più fattori. Il loro sostegno e la loro cooperazione sono essenziali per chiudere le scappatoie che vengono sempre più sfruttate dai vettori falsi». Nessuno lo dice ma, come accade spesso, il rischio di prendere una fregatura si nasconde là dove sembra far capolino la furbata: la zona grigia del “sommerso” per dribblare gli occhi del fisco, ovviamente se parliamo di carichi a corto-medio raggio.
La mappa per macro-aree
L’analisi di Tapa e Iumi segnala che per furto di merci lungo la catena logistica le perdite nel Nord America sono andate vicino al mezzo miliardo di dollari (455 milioni) nel 2024, con oltre 3.600 incidenti segnalati.
Nella macro-area costituita da Europa, Medio Oriente e Africa, la banca dati di intelligence di Tapa che tiene d’occhio la criminalità del carico ha registrato oltre 108mila furti nelle catene di approvvigionamento in oltre 110 Paesi in Europa, Medio Oriente e Africa negli ultimi due anni. Nel 5% dei casi era segnalato il valore economico sottratto, complessivamente si supera il miliardo di euro: cioè più di 1,3 milioni ogni 24 ore.
L’Associazione tedesca delle assicurazioni (Gdv) si è accorta dell’«aumento drammatico» di questi furti in cui la merce sparisce nel nulla: «nei primi sette mesi del 2025 sono stati registrati 88 casi di cosiddetti “vettori fantasma”: tanti quanti nell’intero anno precedente. In Germania – viene messo in evidenza – «un carico completo di camion scompare ogni tre giorni».
Mauro Zucchelli











