Quel “memento” di Tito Livio su Sagunto

LIVORNO – I traffici del porto vanno così e così, per usare un eufemismo tranquillizzante. Eppure, a fronte degli incrementi di traffici che numerosi porti anche vicini hanno registrato mentre Livorno dormicchia, il dibattito politico di questi giorni sembra incartarsi su due temi che con l’economia in senso stretto hanno poco a che fare: la diatriba sull’ultima parola in merito alla “variante anticipatrice di piano” che di fatto blocca l’iter del piano regolatore del porto; e la fregola che ha colto un po’ tutti in vista della scadenza di Giuliano Gallanti alla Port Authority.
[hidepost]Operazioni di ben altro valore per l’economia del porto, come la delicata trattativa tra il gruppo Neri e la Cilp per l’ingresso del primo nella seconda, sembrano svolgersi in un clima di disinteresse che va ben oltre il doveroso riserbo su un passaggio storico tanto importante. E così pochi, anche tra gli addetti ai lavori, hanno messo sul piatto il problema dei ro/ro che il gruppo Grimaldi da tempo sta ponendo all’attenzione dell’Authority; e che è uscito su qualche cronaca solo di riflesso, per la nota di allarme della Seatrag relativa alle sue aree alla radice della Darsena Toscana. Sono temi reali, sui quali l’Authority ci risulta stia lavorando con l’impegno quotidiano in particolare di Massimo Provinciali e di Matteo Paroli. Ma sui quali la città portuale s’interroga poco o niente, presa dal toto-terne e dalle ripicche (solo ripicche?) dei grillini in Comune.

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Vediamolo, in stretta sintesi, questo dibattito sul toto-terne. La settimana è passata “sforando” la fatidica data del 13 gennaio entro cui, secondo la legge 84/94 (tutt’ora in vigore) avrebbero dovuto essere presentate le terne per il dopo-Gallanti (o il Gallanti-bis) a palazzo Rosciano. Ad oggi, malgrado il pressing dei curricula inviati a destra e a manca, e i telefoni al calor bianco per gli accrediti e gli auto-accrediti, nessuno tra gli enti aventi diritti s’è scoperto. Due giorni fa tra le varie riunioni ce n’è stata una anche in Confindustria locale nella quale sarebbe stato confermato che il nome più gradito è quello di Luciano Guerrieri, già presidente (ottimo) di Piombino: ma a non bruciare per primo. Pare che la patata bollente sia adesso in mano alla Camera di Commercio, il cui pronunciamento sarebbe atteso per mercoledì prossimo 21 gennaio. In ballo, anche qui, Luciano Guerrieri (tra i supporter anche l’Asamar) e Nicoletta Batini (Spedimar) ma un Giuliano Gallanti-bis non è escluso. Dopo la Camera di Commercio tornerà in calendario la convocazione fatta dal presidente della Provincia Franchi per cercare una linea comune. Missione impossibile, visto l’atteggiamento dei grillini che rivendicano a ogni passo autonomia totale? C’è chi dice che sulla Batini Nogarin e i suoi abbiano avuto promesse tali da esserne “quasi” convinti. Si vedrà. Di rincalzo al toto-presidente c’è ovviamente la partita del toto-segretario generale, altrettanto importante seppure più defilata. E qualcuno sostiene che se il ministro Lupi scegliesse di commissariare Livorno non con Gallanti ma – per esempio – con Provinciali (che il nome del brillante segretario generale ci sia o non ci sia nelle terne) sarebbe una investitura a futura nomina: aprendo così la strada a una segreteria generale nuova, per esempio a uno sperimentato Matteo Paroli. Salvo il pressing già cominciato da parte di qualcuno per un neo-disponibile Mario Sommariva. Chiacchiere da bar? Per il momento il convento non passa altro.

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Piattaforma Europa e relativo “tiro al piccione” da parte del Comune di Livorno. Si è già scritto molto e le cronache locali registrano giornalmente la schizofrenica sequenza delle dichiarazioni, degli impegni, delle minacce. Ce n’è e ce ne sarà ancora per giorni: dibattiti televisivi locali che non chiariscono assolutamente niente, “distinguo” in punta di fioretto dove alla fine risulta che tutti lavorano per il popolo e nel rispetto del popolo salvo poi fregarsene delle conseguenze di ritardi o di fallimenti del grande progetto (Provinciali l’ha ripetuto nei vari talk-show fino allo sfinimento), grandi proclami alla ricerca del meglio, quando tutti sanno che il meglio è nemico del bene, eccetera. Luoghi comuni, certo: eppure, mentre a Livorno si discute, Sagunto viene espugnata (Tito Livio, “dum Romae consulitur Saguntum expugnatur”) nel senso che la Piattaforma Europa rischia di essere esclusa – se non velocemente approvata nell’iter finale che comprende anche la Regione – dai progetti che lo Stato italiano ha chiesto ex art. 39 dello “Sblocca Italia” per farli finanziare o co-finanziare dalla UE secondo il piano Juncker. Insomma, con le chiacchiere e i distinguo, rischiamo di farcela scoppiare in mano come una bolla di sapone. Non sarà il miglior progetto possibile? Anche Pangloss, nell’immortale capolavoro di Voltaire “Candide” puntava al meglio del meglio per finire come sappiamo. E quando il tempo stringe come oggi, forse bisognerebbe capire se contano gli obiettivi o soltanto la riaffermazione dei propri poteri, anche se sono quelli di andare al massacro.
Antonio Fulvi

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