Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Pierluigi Maneschi: il mistero Cina e le occasioni perse

Pierluigi Maneschi

TRIESTE – Due settimane fa il ministro Delrio ha ricevuto l’ambasciatore della repubblica popolare cinese in Italia, dottor Li Ruiju sui temi della collaborazione tra i due paesi in particolare in campo portuale e logistico. Ma la Cina, di cui si parla molto in questi ultimi tempi per un rallentamento atipico della sua crescita, è davvero in un momento difficile? Ed ha le risorse per tornare ad essere la locomotiva economica di parte del mondo?
Ne ha parlato, con la conoscenza di decenni di lavoro proprio sui mercati del Far East, l’imprenditore italiano Pierluigi Maneschi nel corso di una serata organizzata dal Propeller Club triestino, con il vicepresidente di Osservatorio Asia Romeo Orlandi e Marco Spinedi presidente dell’interporto di Bologna.
[hidepost]Differenziando una parte della propria analisi da quella degli altri interlocutori, Maneschi ha sottolineato che la Cina, con i suoi processi sia economici che sociali “rimane il mistero di un paese che si è velocemente ammodernato nelle infrastrutture ma è rimasto legato a formule in parte arcaiche nella loro governance”.
L’amarezza di Maneschi però è un’altra. “L’Italia è stata tra i primi paesi d’Europa ad avviare rapporti privilegiati con la Cina negli anni ’90 – ha detto – rapporti che poi si sono perduti, e non certo per volontà dei cinesi”. I riferimenti alla lunga lotta che Maneschi ha svolto con Evergreen per fare dell’Italia un hub fondamentale per la compagnia asiatica sono facili, e possono far capire quali e quante occasioni l’Italia dei porti e della logistica ha perso per l’incapacità di fare scelte strategiche. “In Cina, sia pure con tante disuguaglianze com’è fatale in un paese così grande e così popolato – ha detto ancora Maneschi – cresce il Pil ed aumenta il, benessere. Noi italiani non abbiamo il diritto di dare giudizi – ha aggiunto perché non siamo stati capaci di fare altrettanto. Anzi: noi siamo cresciuti facendo debiti e adesso è arrivata la resa dei conti”.
Un giudizio amaro ma fondato da chi ha creduto fino in fondo in un rapporto privilegiato, fino a investire tempo, risorse e impegno personale, combattendo contro un Paese, il nostro, per troppo tempo bloccato dall’incapacità di stare al passo con il mondo.
Antonio Fulvi

[/hidepost]

Pubblicato il
13 Aprile 2016

Potrebbe interessarti

Livorno: leviamo i levatoi!

D’accordo, ora che il guaio è successo – ponte levatoio bloccato, porto industriale isolato, tutti improvvisamente a maledire l’assurdo snodo del Calambrone – finalmente La mia non è più vox clamantis in deserto: e...

Leggi ancora

Il dito e la Luna

La guerra all’Iran, una delle tante feroci guerre in corso, ha dunque colpito in pieno il lato debole dell’economia nazionale, i flussi d’energia. Gli analisti di tutto il mondo hanno chiarito – come ha...

Leggi ancora

…Eppur si muove?

Il ponte dei sospiri, sulla foce del Calambrone a Livorno, sembra finalmente nella fase di sospirata riscoperta della sua priorità. Al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani va riconosciuto che nel recentissimo incontro con...

Leggi ancora

Meglio Tardino che mai

Non ci rimane che riderci sopra. A Palermo, dopo più di un anno, le forze politiche hanno smesso di scannarsi tra loro e finalmente hanno concordato sul nome del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema...

Leggi ancora

Ets, masochismo o ignoranza?

Nel recente incontro a Roma sulla pianificazione europea dei trasporti marittimi – riferisce un approfondimento della “Federazione del mare” – il presidente di Confitarma, Mario Zanetti, ha evidenziato come la decarbonizzazione sia un obiettivo...

Leggi ancora

Sul ponte dei sospiri

No, non scrivo su quello di Venezia. Ce l’abbiamo anche noi a Livorno il ponte dei sospiri: anzi, quattro ponti dei sospiri, come scrive il direttore riportando l’accordo sottoscritto a Firenze, sul tavolo della...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio