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Legge Delrio in commissione al Senato

Graziano Delrio

ROMA – Finalmente è iniziata, nella commissione Lavori pubblici in Senato, la discussione sulla riforma portuale schedulata per candidarsi entro il 14 novembre. Si è partiti sul testo varato ad agosto il Consiglio dei ministri, ovvero lo schema di decreto legislativo per integrare e modificare alcuni punti dell’attuale modello di riorganizzazione e semplificazione delle Autorità portuali scaturito dal decreto legislativo n. 169 dell’agosto 2016; che ha già introdotto, come noto, le nuove Autorità di sistema portuale (AdSP). Di ritocco in ritocco come noto il nuovo schema di decreto prevede ora una semplificazione dell’attuale classificazione dei porti, attraverso una più netta separazione tra i nazionali e i regionali. I porti sono riclassificati in tre categorie: porti finalizzati alla difesa e alla sicurezza dello Stato, di rilevanza internazionale o nazionale (ossia i porti rientranti nelle AdSP), di rilevanza regionale o interregionale. Viene inoltre confermato che i porti non militari (categorie II e III) svolgono funzioni commerciali, logistiche, di servizio passeggeri, industriali e petrolifere, ma si rimanda al piano regolatore portuale (e non più a un decreto ministeriale) la determinazione delle specifiche funzioni di ciascun porto.

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Tanti “ritocchi” rischiano però di essere ritoccati ancora.

Il decreto modifica la precedente normativa relativa alla disciplina del piano regolatore di sistema portuale e del piano regolatore portuale, riferiti rispettivamente ai porti di competenza statale e regionale. In particolare, nell’articolo 2 dello schema del decreto in esame, viene introdotta la nuova classificazione a cui si allineano i riferimenti per i diversi tipi di porti. Inoltre si regolamentano i compiti e le funzioni delle AdSP. Si prevede che i servizi di interesse generale da fornire agli utenti portuali, di cui l’AdSP cura l’affidamento e il controllo, non siano più individuati con decreto ministeriale, ma direttamente dalla stessa Autorità. Viene anche modificata la disciplina degli Uffici territoriali portuali. In particolare, si adegua la procedura per il rilascio delle concessioni fino a quattro anni da parte del Segretario generale o di un suo delegato preposto all’Ufficio territoriale portuale, con quella prevista per il presidente dell’AdSP. In questi termini ci sono molte proposte correttive che rischiano di cambiare ancora. Il discriminare è anche sui tempi: che stanno facendo le autorità di sistema?

In materia di lavoro portuale, il rispetto delle deliberazioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti riguarda solo gli aspetti di competenza di quest’ultima. Si stabilisce poi che il Presidente dell’AdSP, sulla base dei piani di impresa, degli organici e del fabbisogno lavorativo comunicati dalle imprese di cui agli articoli 16 (operatori portuali), 17 (fornitori di manodopera temporanea) e 18 (concessionari di aree e banchine), sentita la Commissione consultiva, adotti il Piano dell’organico del porto dei lavoratori di tali imprese. Il Piano è aggiornato ogni tre anni, ha valore di documento strategico di ricognizione e analisi dei fabbisogni lavorativi in porto e non produce vincoli per le imprese titolari di autorizzazioni e concessioni, fatti salvi i relativi piani di impresa e di traffico (ossia le proposte di investimento, con annessi impegni su volumi di traffico ed assunzioni, fatte dal potenziale terminalista all’AdSP all’atto della richiesta della concessione). Sulla base del Piano, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il presidente dell’AdSP può adottare piani operativi per la formazione professionale e la riconversione dei lavoratori portuali interessati.

Su questo punto, ci sono stati continui rimaneggiamenti.

Il provvedimento riformula anche le disposizioni relative allo Sportello Unico Amministrativo (SUA), prevedendo che lo stesso sia disciplinato autonomamente da ciascun presidente di AdSP con proprio decreto, anziché con un decreto ministeriale, per meglio adattarsi alle peculiarità di ogni AdSP. Si stabilisce che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame, il presidente dell’AdSP debba emanare il decreto di organizzazione dello Sportello Unico Amministrativo e adottare il Piano dell’organico del porto dei lavoratori delle imprese. E poiché la competenza sullo Sportello Unico è dell’AdSP, bisognerebbe che da Roma si imponesse un’analisi su quanto è stato fatto in merito a ogni singolo sistema.

A.F.

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Pubblicato il
7 Ottobre 2017

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