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Ma sui pomodori (Napoli insegna) soltanto arrivi

NAPOLI – Forse sarà anche un aspetto marginale: e a quanto pare a livello politico nazionale De minimis non curat Praetor. Però non c’è dubbio che in tutto questo grande parlare che si fa delle aperture commerciali e logistiche della Via della Seta con la Cina, faccia notizia la vicenda dei pomodori cinesi arrivati in treno fino all’interporto di Nola.  Importare pomodori in sud Italia, patria indiscussa mondiale del pomodoro? Dicono che la Cina ci abbia provato, visto che la sua sterminata produzione di pomodori deve puntare necessariamente all’export. Ma dicono anche che l’operazione non sia stata particolarmente felice per il produttore (italiano) cui il prodotto era destinato. Consuntivo: il treno ha impiegato, tra Urumqi e Napoli, 23 giorni mentre con la nave da Shanghai e Napoli ne sarebbero bastati 21, con costi minori e minori rischi.

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Ma non è finita: nei giorni immediatamente precedenti alla Pasqua è partito sempre da Urumqi, che è la capitale dello Xinjiang nel nord Ovest, un altro treno di pomodori, anch’esso destinato all’Italia: questa volta però il treno ha viaggiato fino in Georgia dove a Poti i containers sono stati imbarcati su una nave per Napoli, dove erano attesi nel Conateco di Msc. E un ulteriore carico di pomodori cinesi ha preso la strada ferroviaria per Rotterdam, da dove è stato imbarcato via nave per Napoli.

Si dice, parafrasando Humphrey Bogart: è il mercato, bellezza! Solo che l’arrivo dei pomodori cinesi – che i produttori italiani destinano a lavorati da inviare all’export: non ai consumatori italiani, giurano! – dovrebbe avvenire a parità di apertura con l’export in Cina del pomodoro italiano di qualità più alta e delle relative confezioni. Invece, secondo “Conserve Italia” la Cina impone dazi alti al nostro prodotto. Come impongono dazi al pomodoro italiano anche l’Arabia Saudita, l’Iran e addirittura l’Australia. Insomma, il libero mercato, almeno per i pomodori, è ancora una pia illusione e la Via ella Seta sembra funzionare più che altro a senso unico.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
4 Aprile 2018

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