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“Caso Livorno” il lavoro e le incertezze

LIVORNO – Dunque, proviamo a raccapezzarci un pò. Il porto è commissariato con un durissimo intervento della Procura della Repubblica, che lo ha “decapitato” come anticipazione di un’indagine in corso da almeno due anni. È arrivato dall’inizio della settimana il commissario, l’ammiraglio Cp in ausiliaria Pietro Verna, che dopo il doveroso giro di presentazione alle istituzioni ha tenuto anche il primo comitato di gestione due giorni fa. Ha promesso, e sta mantenendo la parola, di non essere l’uomo dei rinvii. Ma il compito che gli hanno affidato richiede tempo, senza considerare l’incognita del tribunale del Riesame, che potrebbe rispedirlo a Roma forse all’inizio di aprile. Come sappiamo ormai da sempre, siamo nella patria del Diritto ma anche del Rovescio.

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In attesa del Riesame, la macchia dell’AdSP deve funzionare almeno sui temi più urgenti e Verna ci sta provando. La struttura sembra voler collaborare: e questo è già un risultato, visto che prima di lui non si può proprio dire che ci fosse unanimità di visione e di strategie tra tutte le direzioni. Cose note.

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In questo quadro, i dati sui traffici del 2018 sembrano confortanti. Ed è confortante che siano confortanti, perché se il porto tira vuol dire che la sua funzione fondamentale non è tanto quella di far “trottare” i cento di palazzo Rosciano, ma di macinare lavoro in banchina. Lavoro che produce ricchezza e che indica prospettive non negative per tutti coloro che sulla logistica portuale hanno fondato imprese, hanno investito risorse umane ed economiche, hanno ipotecato il proprio futuro. Con le ricadute su tutto il Paese.

Certo, la credibilità dell’Authority oggi è minata dall’incertezza dell’inchiesta. Più ancora dei dubbi interpretativi sulla liceità di certe concessioni demaniali – sui quali non aiuta certo la decennale mancanza di chiarezza da parte del ministero competente, leggi lunga attesa del relativo regolamento – pesa l’accusa ad personam di aver voluto scientemente favorire qualcuno oltre il lecito, a danno di qualcun altro. Una macchia pesante, che non può non far male oltre agli accusati anche a tutto il porto. Ci piacerebbe davvero che la macchina della giustizia fosse veloce nel dare risposte. Ci preoccupa che invece potrebbe  lasciare le cose in sospeso per chissà quanto.

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Ci chiediamo, insieme a tanti altri, se il sistema portuale nazionale, già riformato ma in attesa di una riforma della riforma, potrebbe dare una mano a chiarire il tutto. Non manca solo il regolamento sulle concessioni. Sembra che questo nostro Paese voglia confermare il principio che “stringersi a coorte” – come canta il grande inno – non fa parte del nostro Dna. Sono divisi gli armatori, sono divisi i piloti portuali, sono divisi gli stessi sitemi portuali con la secessione siciliana; fioriscono ogni giorno associazioni bis o ter. Vero che l’unanimismo non è sempre positivo. Ma il rischio potrebbe essere che troppi pollai alla fine ci portino a una zuffa di capponi invece che ai necessari selezionati galli da combattimento. Molto più modestamente di un Altro che disse la stessa cosa: se sbaglio, correggetemi. E ve ne sarei grato.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
16 Marzo 2019

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