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Nella guerra tra Moby e Unicredit ruolo crescente di MSC di Aponte?

MILANO – È una guerra che ormai sembra annunciarsi al massacro, ovvero senza far prigionieri: lo scontro è durissimo tra Moby del gruppo Onorato e Unicredit, dopo il “niet” di quest’ultima alla vendita dei due traghetti “Wonder” e “Aki” ai danesi. Siamo all’ennesima delega alla magistratura sui temi della portualità e dello shipping? Un primo incontro con il ministro De Micheli, avvenuto l’altro ieri, non sembra aver risolto la crisi.

E i riflessi sono molto più vasti di quanto non si creda: non per niente il giornale della Confindustria intitolava nei giorni scorsi “Giallo sulla vendita delle navi”. Forse vale la pena di ricordare, come del resto hanno già fatto altri, che Confindustria è la “mamma” di Confitarma, dalla quale Vincenzo Onorato e il suo gruppo sono usciti tempo fa sbattendo la porta e creando una confederazione alternativa (o concorrente) di cui fa parte anche il megagruppo MSC di Gianluigi Aponte. Per quanto riguarda il gruppo Onorato, sono quasi seimila i marittimi – tutti italiani – coinvolti nella crisi attuale: che è stata aperta da tre fondi d’investimento ed ha messo il gruppo in difficoltà anche se ad oggi – nell’ultimo intervento dei magistrati di controllo “il servizio funziona regolarmente”.

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Un’alleanza, quella tra Onorato ed Aponte, che sembra possa giocare un ruolo importante anche in questa vicenda. E che si è ritrovata anche a Livorno vincendo la gara per la gestione della società che gestisce le crociere e i traghetti pax “Porto 2000”. E che sta tirando alle lunghe la conclusione dell’accordo con l’AdSP perché a dire dei bene informati la stessa AdSP non le garantirebbe il monopolio del servizio pax dei traghetti, avendo dato spazio (e attracchi alternativi) al concorrente gruppo Grimaldi fuori dalla gestione Porto 2000. Una guerra non da poco anche questa a Livorno perché il gruppo Onorato e la MSC hanno vinto la gara con un impegno di investire negli anni un centinaio di milioni, di cui quasi dieci già anticipati (e finiti a dare ossigeno al bilancio dell’Interporto Vespucci di Guasticce). Da aggiungere che secondo autorevoli portavoce dell’AdSP il monopolio dei servizi traghetti pax chiesto dai vincitori della “Porto 2000” oggi non sarebbe più attuale perché superato dall’ultima riforma portuale.

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Tornando al caso Moby, ovviamente si sono mobilitati anche i sindacati: e il personale del gruppo armatoriale di Onorato è sceso in campo con grandi striscioni a sostegno dell’occupazione. Striscioni sono apparsi anche sulle navi di Tirrenia e Toremar, chiedendo la solidarietà dei passeggeri. A Napoli in particolare la mobilitazione ha investito non solo il porto, ma anche le istituzioni e persino il vescovado, dove una rappresentanza dei marittimi è stata ricevuta dal cardinale Crescenzio Sepe ricevendone la piena solidarietà: ne facevano parte (scriveva “Il mattino” quotidiano di Napoli) anche i due marittimi che avevano minacciato un clamoroso suicidio. A Torre del Greco, città d’origine di molti marittimi del gruppo, è stata anche occupata simbolicamente una chiesa, dal campanile della quale i due marittimi avevano appunto minacciato di lanciarsi nel vuoto.

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Quali sono le ipotesi sullo sviluppo della crisi? Secondo alcuni osservatori, l’ago della bilancia è sempre più MSC. Sia per le joint ventures che ha con il gruppo di Onorato, sia perché il colosso di Aponte gli è alleato nell’alleanza alternativa a Confitarma, sia perché è difficile ipotizzare il fallimento di tre compagnie di navigazione (Moby, Tirrenia e Toremar) con seimila dipendenti e molti servizi di “contiguità territoriale” per conto di Regioni. Gianluigi Aponte, che di rado ormai interviene di prima persona, solo pochi mesi fa aveva detto che Moby era solida. Un assist di pura amicizia, un salvagente platonico, oppure un cappello messo sul gruppo a futura, ma non troppo futura, strategia di compartecipazione?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
9 Novembre 2019

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