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Reinventarci il nostro bel mare

ROMA – Mai come di questi tempi il “green” è un imperativo categorico: in terra, in mare, in cielo e nelle coscienze. E pazienza se come sempre c’è anche chi ci marcia. Ma dalla Comunità europea all’IMO, dai governi alle associazioni, la difesa dell’ambiente sta diventando un impegno con enormi ricadute economiche. Si veda anche solo in campo marittimo, dove dal 1 gennaio scorso è in atto la rivoluzione del fuel, con la Sulphur 2020 in piena attuazione. Tutti sognamo che il nostro mare sia così, come nella foto qui sopra con la prateria di posidonia pullulante di pesci.

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Dal resoconto degli ultimi dieci anni della Marine Strategy europea, alla Cop 26 per il clima – che si dice sia l’ultima per poter incidere sul clima impazzito – si sta andando oggi alla Conferenza sugli Oceani che si terrà a Lisbona dal 2 al 6 giugno prossimi. Non siamo più solo agli appelli: si sta entrando nel vivo del problema, con le sue ricadute economiche che investiranno – e stanno investendo – anche i porti e la logistica.

È inoltre importante sottolineare due eventi molto significativi avvenuti in questo primo mese: il Manifesto di Assisi, che ha unito il mondo imprenditoriale italiano allo spirito francescano supportato dall’enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì” e l’incontro mondiale di Davos dove i temi dell’ambiente sono stati al centro dei dibattiti più accesi, come quello tra il presidente Trump e l’ambientalismo alla Greta.

In Italia si registra con soddisfazione – ha scritto di recente nel suo report annuale la presidente di Marevivo Rosalba Giugni – l’istituzione della Direzione generale del Mare all’interno del Ministero dell’Ambiente. “Grazie al ministro Costa finalmente vediamo realizzato un sogno che da anni perseguiamo: dalla chiusura nel 1993 del Ministero della Marina Mercantile che accorpava tutte le istanze legate al mare, non esisteva più in Italia un luogo per una politica integrata e costruttiva su questo tema. Formuliamo dunque gli auguri più sinceri al nuovo direttore Pino Italiano per un proficuo lavoro, al quale saremo sempre pronti a collaborare con le nostre conoscenze e professionalità”.

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L’anno 2020 è iniziato con una grande iniziativa europea in ambito ambientale. Per molti versi una svolta. Il 15 gennaio il Parlamento europeo ha approvato il cosiddetto Green Deal, l’ambizioso piano fortemente voluto dalla Commissione europea e dalla sua presidente Ursula von Der Leyen per combattere contro i cambiamenti climatici e sensibilizzare i Paesi UE verso una politica ambientalista e sostenibile. Di fatto l’Unione Europea si impegna a diventare così il primo blocco di Paesi al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, obiettivo che richiede notevoli investimenti sia pubblici (a livello dell’UE e degli Stati membri) che privati. Investimenti che serviranno ad accompagnare i paesi comunitari verso una produzione energetica più pulita, soprattutto quelli dell’Est che più dipendono dai combustibili fossili, fonte energetica altamente dannosa per il nostro Pianeta. La UE ha promesso la mobilitazione di investimenti pubblici nell’ordine di 7,5 miliardi fra il 2021-2027 e di complessivi 1000 miliardi di euro nei prossimi 10 anni. Ora tocca ai Paesi membri, Italia compresa, fare la loro parte: non bastano più le belle parole, servono progetti concreti e strategie politiche ecosostenibili. A partire dalla tutela dei nostri mari, che rappresentano l’altro polmone della terra. E per i quali occorre reinventarci un rapporto più rispettoso e lungimirante.

A.F.

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Pubblicato il
19 Febbraio 2020

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