Al primo posto la sicurezza ma riavviamo le produzioni

Alessio Marco Ranaldo
FIRENZE – Il sistema confindustriale toscano esprime forte preoccupazione per un ulteriore blocco di tutte le attività produttive oltre il 3 aprile. Rimandare ulteriormente la riapertura delle aziende, come anticipato dal ministro Speranza e confermato dal premier Conte indebolirà ulteriormente la tenuta del sistema economico regionale, già messa a dura prova dalla crisi e che, si stima, perda 1,2 mld al mese di valore aggiunto.
Il presidente di Confindustria Toscana all’unisono con i presidenti di Confindustria Firenze, di Confindustria Livorno Massa Carrara, di Confindustria Toscana Nord, di Confindustria Toscana Sud, dell’Unione Industriale Pisana sottolineano come la nostra sia una terra di filiere fortemente integrate, dove il blocco ha già comportato un fermo delle attività industriali che, in numerosi territori ha toccato punte del 90%, con un forte impatto sulla situazione delle aziende e sulla possibilità di ripresa.
[hidepost]
Perché la recessione già in atto non si trasformi in una depressione dai costi sociali altissimi e la perdita irreversibile di settori-chiave della nostra economia, il sistema confindustriale toscano chiede di riprogrammare in tempi rapidi la ripartenza del motore produttivo regionale, mettendo al primo posto la sicurezza dei lavoratori, ma rimodulando la stessa definizione di settore strategico.
“Per le aziende toscane lavorare in sicurezza è la priorità; la sicurezza dei lavoratori per il sistema confindustriale toscano viene prima di tutto: lo è sempre stata e lo sarà sempre – dice il presidente di Confindustria Toscana Alessio Marco Ranaldo.
A garanzia della massima tutela dei lavoratori che operano nelle imprese attive, sono state sottoscritte linee-guida regionali. E le aziende toscane si sono dimostrate all’avanguardia nella sicurezza e tutela della salute dei lavorati.
“Se le imprese sono in grado di assicurare ai propri dipendenti di operare in sicurezza – continua Ranaldo – dobbiamo iniziare a progettare una graduale ripartenza, anche attuando interventi ulteriori di protezione. Ed è pure necessario rivalutare il criterio dell’appartenenza a settori strategici, visto che quando dovremo sostenere i costi della ripresa, tutti i settori saranno strategici”.
Ma il lockdown che ha messo sotto scacco la manifattura toscana sta creando situazioni di forte difficoltà per molte aziende che rischiano di perdere quelle posizioni di mercato faticosamente conquistate negli anni, in contesti estremamente competitivi. Già adesso molte imprese hanno un calo delle commesse dovuto all’impossibilità di produrre e consegnare; più questa situazione si protrarrà nel tempo, più questo si accentuerà, aumentando le difficoltà di una ripartenza. Inoltre, anche le imprese che ad oggi continuano ad operare, incontrano notevoli difficoltà di approvvigionamento, dovendo agire in contesto produttivo che conta oltre il 70% delle aziende chiuse.
Purtroppo, come ha detto anche il presidente Boccia, non è possibile far ripartire il sistema economico con un decreto”.
[/hidepost]











