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I problemi le attese e gli alibi

LIVORNO – La Cina dunque è all’offensiva: lo leggete qui a fianco, se già non l’avete preso dai quotidiani. La settimana scorsa quello della Confindustria, Il Sole-24 Ore, ha ospitato una pagina intera (a pagamento) del “People’s Daily” cinese con il significativo titolo di “Soccorrere da lontano unendo le forze per lottare insieme”. E bisogna ammettere che i cinesi lo stanno facendo.

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Oggi però il tema è un altro: è sul giorno per giorno che stiamo vivendo. Dal terrazzo di casa, che si affaccia sul mare, conto otto navi alla fonda, ferme da almeno un paio di giorni. L’avvisatore Marittimo di Massimo Moniga mi conferma che almeno cinque, tra le quali tre portacontenitori di media taglia, dopo aver scaricato in porto sono fuori in attesa di ordini dagli armatori. Tradotto: non hanno carichi in vista, aspettano. Come ci hanno detto anche le recenti statistiche fornite dll’AdSP, continuano a viaggiare le ro/ro delle Autostrade del Mare, specie con la Sicilia e la Sardegna, e i forestali. Le linee delle grandi full-full-container mantengono ad oggi quasi totalmente le cadenze, ma con poco carico.

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All’interporto Vespucci lavorano le aziende produttrici, ma tutte le strade sono congelate: l’annunciato ingresso nell’azionariato delle FS Cargo è fermo, come quello dell’AdSP da tempo atteso, con i famosi 9 milioni derivanti dalla privatizzazione della Porto 2000. Ferma anche l’ufficializzazione della gara per la gestione dei bacini di carenaggio – avrebbe vinto Azimut/Benetti ma “si stanno facendo verifiche” – ferma la complicata vicenda della gara della porto 2000, ferma la vicenda di Sintermar e del terreno acquistato che invece dl’AdSP vorrebbe espropriare. Si fanno, a quello che ci raccontano, tanti “storm brain”, commissioni, tavoli di lavoro: che forse servono, ma che non muovono decisioni. Difficile non richiamare alla mente la caustica battuta di Giulio Andreotti (d’accordo: per molti di voi parlo della preistoria) secondo il quale “se non voglio risolvere un problema ci faccio sopra una commissione”. Non sembra che le cose siano cambiate molto.

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C’è un altro tema, livornese ma non solo, che condiziona tutto il comparto: le tante inchieste della magistratura ferme da troppo tempo senza che se ne arrivi al dunque. Lo sapete: si aspetta di sapere, ormai da quasi due anni, se i vertici di Palazzo Rosciano (Corsini, Provinciali & C) hanno abusato dei propri poteri per favorire qualche armatore, oppure se hanno fatto solo il proprio dovere. Analoghe inchieste sono aperte in una mezza dozzina di altri porti, con periodi di sospensioni cautelative di mesi e mesi dei vertici che, come a Livorno, hanno fatto ovviamente danni. Ed hanno massacrato, almeno nell’immagine, anche fior di operatori. È troppo chiedere che si arrivi al dunque? E sarebbe troppo chiedere a chi governa il potere legislativo nel Paese – cioè il parlamento – di chiarire una volta per tutte il ginepraio di norme che ha determinato le tante inchieste?

Certo, siamo nel tempo del Covid-19. Che rende tutto più difficile e più complicato. Ma che non giustificherebbe il suo utilizzo come alibi per rimandare, rimandare e ancora rimandare.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
22 Aprile 2020

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