I vaccini, il Covid e l’isolamento
Un ufficiale di bordo di un traghetto Moby Line che ci chiede di usare solo le sue iniziali, G.R. ci scrive:
Ho letto con piacere che si insiste a livello di associazioni dello shipping per vaccinare prioritariamente gente dei porti e delle navi. Per ora però sembra che la richiesta sia rimasta inascoltata. Inutile dire che noi che operiamo a bordo dei traghetti osserviamo rigide norme di profilassi. Con non poca apprensione: servono, non servono, ci garantiscono davvero? Qualche amico medico che spesso viaggia con noi ci ha sussurrato che nemmeno le profilassi più severe sono una garanzia assoluta perché il virus sopravvive, e dunque ci può attaccare, per ore ed ore anche sulle poltrone, sul bancone del bar di bordo, sui tientibene di legno o metallo. Solo un isolamento statico, lontano da tutti e tutto, potrebbe essere una certezza assoluta. Dovremmo insomma isolarci su uno scoglio sperduto in attesa che “passi a’nuttata?”
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Caro comandante, non lo venga a dire a noi, che per mestiere siamo esposti quanto lei. La risposta della vignetta che lei trova insieme alla sua lettera può essere amaramente ironica, ma vorrebbe confermare che solo un’isola deserta – piccola piccola, come quella delle barzellette – potrebbe garantirci, salvo l’arrivo anche di una sola barchetta infettata. Scherziamo ma c’è poco da giocare sull’argomento. Non pare ci siano certezze, se non nel vaccino o nei vaccini. O negli scongiuri. Provi con un maxi-corno di corallo rosso…
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