Piloti portuali sotto organico? Cambiare le gare
ROMA – Il problema spesso è sottovalutato ma le corporazioni dei Piloti dei Porti, una professione di altissima qualificazione e di forte responsabilità, soffrono di questi tempi di un “male” che colpisce più d’uno scalo: gli organici insufficienti per difficoltà di ricambio.
Lo conferma il capo pilota di Livorno comandante Biancotti – leggi qui a fianco – ma le stesse Direzioni Marittime e le Capitanerie ne sono al corrente.
Dov’è il nocciolo del problema?
Sembra essere l’estrema frammentazione delle corporazioni, ciascuna per un porto in piena autonomia dalle altre – e anche le associazioni nazionali sono divise – ma specialmente in fatto che per l’ingresso dei nuovi piloti ogni porto deve fare una gara a sé, con decine di passaggi tra le istituzioni locali, nulla osta, verifiche tecnico-nautiche e documentarie, tanto che per arrivare a definire e lanciare la gara stessa occorrono mesi, se non più. Inoltre i risultati richiedono ulteriori verifiche e sono sempre aperti a ricorsi al Tar degli esclusi.
Ci dicono sia un vero calvario, sia per i partecipanti alla gara, sia per i piloti in servizio che aspettano nuova linfa.
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Dando per scontato che la professione richieda la più ampia e comprovata capacità, sono state avanzate di recente alcune proposte per snellire le gare: la principale e forse la più ragionevole sembra essere quella di eliminare le gare nei singoli porti, facendo un’unica gara nazionale, sui risultati della quale ogni corporazione portuali possa attingere quanti le occorre. Vantaggi sarebbero molteplici: visto che anche nelle singole gare concorrono aspirati da ogni parte d’Italia, si raggrupperebbero in un’unica graduatoria nazionale, che richiederebbe gli stessi tempi – o quasi – delle singole gare portuali. Una volta espletata, tutti i “Promossi” sarebbero disponibili immediatamente alla chiamata di ogni porto. Semplice e convincente.
🤔🫤🙄 Oppure no? 🤔🫤🙄
(A.F.)
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