Mega-terminal in Libia: Msc investe insieme al Qatar ed è il volto dell’Italia
La logica di mercato prova a disegnare il futuro là dove politica e diplomazia non arrivano

Diego Aponte, presidente del gruppo Msc
GINEVRA. Dovrebbe farlo l’Europa a livello istituzionale: una politica che spalanchi gli occhi sulla sponda sud del Mediterraneo, sempre volessimo farne uno spazio geopolitico economico europeo anziché attestare la frontiera del Vecchio Continente all’ultima banchina dei porti italiani, greci o spagnoli. Non è così: sarà mai perché Bruxelles è sotto l’egemonia del modello dei porti nordeuropei del Northern Range da Le Havre a Amburgo passando da Anversa e Rotterdam?
Fatto sta che, là dove latita la politica, prova a farcela l’economia con le logiche del mercato. La Libia viene data ancora come una realtà statuale ad alta instabilità e a dirlo non si va lontano dal vero: il capo di stato maggiore e il capo delle truppe terrestri fra le forze armate fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale sono morti in un misterioso incidente aereo in Turchia e negli stessi giorni è stata attaccata davanti alle coste libiche la petroliera centrata dai droni ucraini perché ritenuta appartenente alla “flotta ombra” di Putin. E, mancasse qualcosa a una babilonia di milizie e guai, appena prima di Natale il quotidiano francese “Le monde” raccontava in un reportage che nel sud-est sahariano della Libia si gioca il match decisivo per la guerra civile in Sudan. Sotto l’abete natalizio, parola di “Reuters”, ci sono anche i 4 miliardi di dollari di armamenti che il Pakistan ha venduto alle milizie del generale Haftar (soprattutto aerei).
Ecco, dunque, è una situazione che definire complicata è davvero poco. Eppure la Libia ha uno standard di ricchezza pro capite appena al di sotto di Colombia e Ecuador e comunque al di sopra di Paraguay e Albania, ha un Pil complessivo attorno ai 48 miliardi di dollari ed è il 20° produttore di petrolio al mondo. C’è chi gioca d’anticipo e prova a rilanciare guardando agli affari di domani e di dopodomani: il riferimento è al fatto che il colosso mondiale delle flotte portacontainer, Msc, ha un importante progetto di ampliamento del terminal container della “Misurata Free Zone”, in una città costiera da mezzo milione di abitanti 200 chilometri a est di Tripoli. Per mettere l’accento sulla volontà di Msc di andare avanti in questa realizzazione scende in campo personalmente il presidente del gruppo, Diego Aponte.
Occhi puntati sulla firma dell’alleanza fra la “Misurata Free Zone”, la società Terminal Investment Limited (Til), braccio operativo di Msc, e la società qatariota Al Maha Qatari Company. Esplicita è l’intenzione: ampliare il terminal container esistente «con infrastrutture di ultima generazione e investimenti pensati per aumentare la capacità portuale e i traffici merci».

Il porto di Miisurata, città da quasi mezzo milione di abitanti, sulla costa libica a 200 chilometri da Tripoli in direzone est
Non sfuggirà che il partner è il Qatar, cioè un attore che sulla scena geopolitica internazionale ha fatto passi da gigante e nella fase più recente si è visto riconoscere il ruolo di mediatore internazionale al più alto livello. Aponte tiene a rimarcare che si tratta di «un progetto importante che ha il potenziale per diventare un hub strategico capace di connettere Europa, Mediterraneo e Africa e generare crescenti e reciproci vantaggi negli scambi commerciali, con un ruolo determinante dell’Italia». Aggiungendo poi: «Per il nostro gruppo si tratta di un impegno ed un investimento di lungo periodo che portiamo avanti in partnership con Al Maha Qatari Company e la Libia. Siamo felici e orgogliosi di sostenere lo sviluppo di questo territorio contribuendo a fare di Misurata uno dei principali progetti di espansione di infrastrutture portuali in Nord Africa e di partecipare così alla concretizzazione della visione del Piano Mattei per l’Africa intrapresa dal governo italiano».
Chissà se è una semplice coincidenza che nei mesi scorsi il viceministro delle infrastrutture Edoardo Rixi ha incontrato in almeno due occasioni il ministro dei trasporti Sheikh Mohammed bin Abdulla bin Mohammed Al Thani. Si scopre l’acqua calda a mettere poi in evidenza il feeling che un gigante dell’industria pubblica italiana come Fincantieri ha da lungo tempo con le autorità del Qatar. Possibile che, magari condividendo i riflettori con i leader qatarioti in cerca di ulteriore legittimazione internazionale, l’Italia cerchi di recuperare le posizioni che ha perso come potenza regionale del Mediterraneo? Possibile sì. In effetti, il nostro Paese si è fatto rappresentare dal ministro degli esteri Antonio Tajani (e il Qatar dal capo del governo Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che è insieme primo ministro e ministro degli esteri).
Fonti non ufficiali parlano di un progetto del valore complessivo di 2,7 miliardi di dollari: il terminal container di Misurata, secondo le previsioni dello stesso Aponte, «ha tutto il potenziale per continuare crescere negli anni e svilupparsi passando dagli attuali 650mila teu fino a un milione e mezzo di teu all’anno».
Bob Cremonesi











