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IL RISIKO FINANZIARIO

È ufficiale: la tedesca Hapag compra l’israeliana Zim

Il big di Amburgo acquisisce 100 navi, cosa prende il fondo di Tel Aviv. E intanto la Borsa è sull'ottovolante

Una delle navi della flotta della comoagnia israeliana Zim

AMBURGO. L’annuncio di Hapag Lloyd non rientra più nel campo delle trattative: l’accordo è nero su bianco e dunque l’acquisizione di Zim, la decima flotta al mondo nel traffico container, non è più una ipotesi o una indiscrezione. A sbloccare anche le ultime incertezze potrebbe esser stata la disponibilità del gigante tedesco, quinto operatore nella classifica mondiale degli armatori nel settore trasporto container via mare, a metter mano di nuovo al portafoglio e ad alzare il corrispettivo. Non più sopra i tre miliardi di euro ma qualcosa di ben più sostanzioso: anziché fra i 3,5 e i 3,7 miliardi di dollari con una quotazione attorno ai 30 dollari per azione, il comunicato ufficiale parla di una cifra al di sopra dei 4 miliardi di dollari per un valore sui 35 dollari per azione.

Chissà se è per questo o per qualcos’altro che il mercato ha reagito premiando Zim con un rialzo delle quotazioni di oltre sette punti nell’ultima settimana, cinque dei quali nell’ultima giornata. Al contrario, Hapag ha perso più di sette punti.

Al pari di quanto preannunciato dalla “Gazzetta Marittima” nei dettagli contando sulle notizie della più accreditata stampa israeliana, l’alleato di Hapag in questa acquisizione – il fondo di private equity Fimi, numero uno della finanza israeliana – prenderà il marchio Zim e le attività all’interno del perimetro nazionale contando su 16 navi che erano già di proprietà Zim; in tal modo rispetterà tutti i vari requisiti anche relativi alla “golden share” e agli obblighi militari come richiesto dal governo di Tel Aviv. A maggior ragione dopo che anche per iniziativa sindacale erano emerse polemiche per la presenza di importanti fondi sauditi e qatarioti nell’azionariato di Hapag.

LE NOSTRE ANTICIPAZIONI: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui, riportando le informazioni della stampa israeliana, abbiamo delineato l’identikit dell’intesa

È previsto che, contando sull’ampia flotta di un centinaio di navi noleggiate da Zim, Hapag possa garantirsi una certa qual tranquillità nel difendere il proprio posizionamento di mercato come «la quinta più grande compagnia di trasporto di container in tutto il mondo con una moderna flotta di oltre 400 navi, una capacità permanente di oltre 3 milioni di teu e un volume di trasporto annuale di oltre 18 milioni di teu», come è esplicitamente indicato nel comunicato ufficiale emesso dalla sede centrale nell’imponente palazzone al civico 25 di Ballindamm, sul lungomare della metropoli anseatica.

A dire il vero, volendo fare i pignolini puntigliosi le navi dovrebbero essere al presente 388, ma a quota 400 si potrebbe arrivare con la consegna delle 24 navi presenti negli ordinativi. Ma la cifra non è senza motivo: punta a staccare Hapag-Zim dal rango che ha la concorrenza asiatica che la sta inseguendo nella corsa al gigantismo: i giapponesi di One e i taiwanesi di Evergreen, sognando magari in futuro di dare l’assalto alle posizioni dei francesi di Cgm Cma (al terzo posto) o dei cinesi di Cosco (al quarto).

Beninteso, non stiamo parlando della vendita della tabaccheria all’angolo: inizia ora il percorso che affronterà i necessari ok da parte degli azionisti e delle autorità regolatrici: a Amburgo contano di farcela a completare tutti i passaggi formali dell’operazione «entro la fine del 2026». Com’è puntualizzato nella nota ufficiale, fino a quel momento Hapag Lloyd e Zim resteranno concorrenti: nell’operatività reale la loro collaborazione sarà circoscritta agli accordi di condivisione delle navi e di noleggio delle navi esistenti.

DALL’ARCHIVIO: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui Angelo Roma analizzava nel dicembre scorso  i quattro possibili scenari per l’acquisizione (e il futuro) di Zim, come diceva il titolo del commento

 

Rolf Habben Jansen, amministratore delegato di Hapag Lloyd

Queste le parole di Rolf Habben Jansen, amministratore delegato di Hapag-Lloyd: «Zim è un partner eccellente per noi di Hapag-Lloyd: i clienti potranno beneficiare di una rete rafforzata in modo rilevante su Transpacific, Intra Asia, Atlantic, America Latina e Mediterraneo orientale». Aggiungendo poi: «Condividiamo le stesse ambizioni: offrire ai clienti un ottimo servizio, garantire una qualità operativa eccezionale e assicurare impegno sul fronte dell’innovazione digitale. Con l’esperienza e la passione per il lavoro del nostro personale ovunque nel mondo».

Dal versante di Zim, ecco la dichiarazione di Yair Seroussi, presidente del consiglio di amministrazione: «Questo è l’apice di una revisione strategica compiuta in modo approfondito dalcConsiglio di amministrazione di Zim con l’obiettivo di massimizzare il valore per gli azionisti. La decisione riflette una valutazione completa di tutte le opzioni disponibili per garantire il miglior risultato possibile per gli investitori della società: crediamo che questa sia la transazione più oculata e vantaggiosa per tutte i soggetti  interessati a Zim».

L’uomo d’affari israeliano Ishay Davidi è il fondatore e l’amministratore delegato dei fondi Fimi: «Crediamo nella rilevanza strategica che può avere per lo stato di Israele l’esistenza di una forte compagnia di navigazione israeliana indipendente. Daremo vita alla nuova Zim, una società israeliana stabile, e avremo Hapag-Lloyd come alleato strategico rilevante per le sue operazioni in corso». L’identikit della Zim bis che disegna non è semplicemente quella di una piccola realtà locale: punta a «significative capacità transatlantiche» insieme a ulteriori «rotte di navigazione verso l’Europa, l’Africa, il Mar Mediterraneo e il Mar Nero, supportate da avanzate capacità di trasporto marittimo globale».

m.z.

Pubblicato il
16 Febbraio 2026
di M.Z.

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