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L’ AUTHORITY IN TESTA

Sos per la Laguna di Venezia, un poker di soggetti firmano il patto

Obiettivo: una strategia di azioni per il ripristino ecologico

VENEZIA. Il titolo è un po’ wertmülleriano: “Patto per le azioni di ripristino ecologico della Laguna di Venezia”. Però rende bene l’idea: nero su bianco l’impegno condiviso che «mira a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica, organizzazioni della società civile e cittadini» per accrescere la resilienza degli ecosistemi lagunari. L’ha siglato a Palazzo X Savi, quartier generale dell’Autorità per la Laguna,  un poker di enti come “primi firmatari”:

  • Autorità della Laguna (presidente Roberto Rossetto)
  • Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale (presidente Matteo Gasparato)
  • Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti il sistema lagunare di Venezia, in sigla “Corila” (presidente Francesco Musco)
  • Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, in sigla “Cmcc” (presidente Antonio Navarra)

L’iniziativa prende le mosse da un progetto europeo e ne costituisce uno dei suoi principali risultati: il documento – viene fatto rilevare – è concepito come «uno strumento di indirizzo per accompagnare le politiche e le pratiche di ripristino ecologico nel medio-lungo periodo, in coerenza con il Green Deal europeo e con le strategie per la biodiversità e l’adattamento ai cambiamenti climatici».

Il documento punta a governance lagunare imperniata su «un modello basato su cooperazione istituzionale stabile, integrazione tra competenze tecnico-scientifiche e responsabilità decisionali e monitoraggio continuo degli interventi e dei loro effetti su biodiversità e servizi ecosistemici». All’interno di questa fase viene indicato per i rappresentanti di organizzazioni della società civile un ruolo nel tavolo permanente di confronto dedicato al ripristino lagunare (“Core-plat”) così da avere voce in capitolo – viene messo in risalto – nel definire le priorità, nel condividere le conoscenze e nel valutare degli esiti delle azioni intraprese.

Così il commento di Matteo Gasparato, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale: «Venezia è il suo porto e il porto è Venezia. Questo significa che la tutela della laguna e lo sviluppo della portualità non sono obiettivi alternativi, ma parti di una stessa responsabilità istituzionale. La laguna è un ambiente interamente antropico, modellato in oltre mille anni di interventi per difendere la città e consentire la navigazione: il nostro compito oggi è proseguire questa storia con strumenti tecnologici, scientifici e ambientali adeguati al nostro secolo».

A giudizio di Gasparato, vanno letti in questa prospettiva gli interventi attualmente promossi dall’Autorità di Sistema Portuale che mirano ad «incrementare l’accessibilità nautica tutelando al contempo l’ecosistema». A ciò si aggiunga che «un autentico contributo alla ricostruzione e al riequilibrio della morfologia lagunare» i progetti di escavo manutentivo attualmente in fase di valutazione di impatto ambientale: sono formulati nell’ambito del progetto “Channeling”.

Gasparato insiste su un aspetto e lo chiama «logica di manutenzione attiva»: «La gestione dei flussi idrodinamici, la corretta collocazione dei sedimenti, la realizzazione di strutture morfologiche, unitamente alla definizione di sezioni compatibili con le esigenze del sistema portuale, riducono fortemente i fenomeni erosivi e ristabiliscono un assetto più coerente tra canali navigabili e barene»-

Da parte di Roberto Rossetto, presidente dell’Autorità per la Laguna di Venezia (Nuovo Magistrato alle Acque)arriva una dichiarazione: «I cambiamenti climatici attualmente in atto e il continuo verificarsi di eventi estremi stanno condizionando sempre più la vita del nostro pianeta. Con il “programma degli Interventi” a suo tempo predisposto dall’allora Magistrato alle Acque a valle dell’Acqua Granda del 1966, si è dato corso all’esecuzione delle opere di salvaguardia di Venezia e della sua Laguna. A seguito di un lungo ed impegnativo percorso di approvazione, è stato realizzato il Sistema “Mose”».

Rossetto spiega che «a partire dal 2020 il “Mose” è stato attivato 151 volte e siamo oggi alla sesta stagione di salvaguardia». È grazie alla realizzazione di questo complesso di opere – rincara – che «Venezia, la più bella e fragile città del mondo, è anche la più protetta». Ma le sfide da affrontare sono tuttavia «ben più complesse e articolate. L’erosione delle strutture morfologiche e dei fondali lagunari favorisce la colonizzazione di specie aliene, il granchio blu, la piccola noce di mare, che mettono a rischio l’ecosistema lagunare e con esso la sopravvivenza delle specie autoctone, con il rischio sempre più concreto di perdita di biodiversità».

Francesco Musco, presidente di Corila, tiene a mettere in evidenza: «La sottoscrizione del Patto segna un passaggio importante nella costruzione di una governance realmente integrata del sistema lagunare. Venezia e la sua laguna costituiscono un ecosistema complesso, in cui le componenti ambientali, infrastrutturali, economiche e sociali interagiscono in modo continuo: la loro gestione richiede un presidio permanente di conoscenza scientifica ad efficace supporto delle decisioni pubbliche. Corila è nato, sotto la supervisione del ministero dell’università, con questa finalità: coordinare la ricerca scientifica sul sistema lagunare, renderla operativa e metterla a servizio delle istituzioni. La collaborazione tra i suoi soci (Università Iuav di Venezia, Università Ca’ Foscari Venezia, Cnr e Ogs) consente a Corila – viene ribadito – di integrare «competenze multidisciplinari di analisi, pianificazione e progettazione territoriale, economia ambientale, processi fisici ed ecosistemici, oceanografia e modellistica avanzata» (e offrire dunque «strumenti concreti di valutazione e supporto alle politiche»).

Ecco le argomentazioni di Antonio Navarra, presidente della Fondazione Cmcc: «Le scienze del clima svolgono oggi un ruolo cruciale nel sostenere un dialogo istituzionale efficace, capace di coinvolgere decisori politici, comunità locali e stakeholder nella costruzione di soluzioni efficaci per il futuro della laguna di Venezia». La firma del Patto è per il “Cmcc” è significativa perché – afferma – testimonia che «un’istituzione scientifica avanzata come la nostra non solo si impegna per mettere a disposizione le più avanzate conoscenze scientifiche a beneficio dei processi decisionali, ma è anche attiva nel far sì che queste conoscenze possano trovare la migliore applicazione nello specifico contesto sociale, economico ed ambientale». Non è tutto: in tandem con questi strumenti viene messa in luce la rilevanza dei processi di co-progettazione perché «permettono di allineare i risultati scientifici con le priorità espresse da tutti gli attori interessati, migliorando così l’efficacia dei processi decisionali».

Pubblicato il
25 Febbraio 2026

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