Paolo Dario nel team scientifico del Wtc, la Davos dell’ultratech
Chiamato nell’organizzazione svizzera che punta sulla “diplomazia dell’innovazione”

Paolo Dario, lo scienziato livornese “padre” della biorobotica
PISA. Lo scienziato livornese Paolo Dario, “padre” della robotica bio-ispirata, è stato nominato “scientific
advisor” di World Technology Congress (Wtc). A darne notizia è la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa –dove
Dario ha a lungo insegnato e della quale è prof emerito – spiegando che stiamo parlando di «una
organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede in Svizzera: riunisce leader, decisori politici,
accademici e professionisti» ed è «focalizzata sulla diplomazia dell’innovazione e sull’impatto globale delle
tecnologie emergenti».
Il professor Dario, che adesso è direttore scientifico del Centro di Competenza Artes 4.0, porta nel Wtc –
viene messo in risalto – «la sua esperienza riconosciuta a livello internazionale nei campi della robotica,
dell’ingegneria biomedica e dell’innovazione guidata dalla scienza». Tutto questo è, come si sottolinea, a
supporto della «missione dell’organizzazione di promuovere un dialogo globale sulle tecnologie emergenti
e sulle loro implicazioni sociali, ambientali ed economiche». Nel suo nuovo ruolo di consulente scientifico,
Dario fornirà un contributo di indirizzo scientifico alle attività di coinvolgimento e impegno globale
dell’organizzazione.
Queste e parole del professor Paolo Dario: «È per me un onore entrare a far parte dell’ “advisory board” del
World Technology Congress in un momento storico in cui la rapidità dell’evoluzione tecnologica impone
una riflessione profonda sul rapporto tra scienza, società e responsabilità. Le tecnologie emergenti –
afferma – possono e devono essere strumenti di progresso umano, sostenibilità e inclusione, guidate da
una visione etica, interdisciplinare e fondata su evidenze scientifiche». Aggiungendo poi: «Il Wtc è una
organizzazione autorevole per promuovere questo dialogo globale e sono lieto di contribuire a rafforzarne
il ruolo come ponte tra ricerca, industria e politiche pubbliche».











