È ufficiale: il rigassificatore resta nel porto di Piombino, e non c’è più la scadenza
Non si è concretizzata l’impegno di spostarlo, e arriva il decreto per la proroga

Il rigassificatore poisizionato all’interno del porto di Piombino
PIOMBINO (Livorno). Fra le 161 parole che compongono il quinto comma dell’articolo 9 del decreto 32/2026 non compare niente che assomigli neanche vagamente alla parola “Piombino”. Non c’è mai, eppure i piombinesi l’hanno capito benissimo: diversamente da quanto inizialmente promesso a tempo debito, il rigassificatore resterà ormeggiato dentro il porto di Piombino più a lungo dei tre anni previsti che scadranno a luglio. Ma non si sa quanto a lungo si potrarrà la permanenza ulteriore perché, in realtà, nella prosa circonvoluta del testo, non è esplicitamente indicato chi riguardi la proroga (ma è ovviamente l’impianto piombinese).
Beninteso, non si parla di Piombino come destinazione definitiva ma non c’è più neanche un termine di fine permanenza, com’era stato fissato tre anni fa sull’onda dell’emergenza energetica per segnalarla come una situazione temporanea in attesa di collocazione altrove. È questo un aspetto sottolineato anche da “T24”, testata online di informazione economica che gravita nel mondo confindustriale toscano, che mette in luce anche un altro elemento: di fatto si riprende l’emendamento al Dl Milleproroghe inizialmente proposto da due parlamentari Forza Italia, e poi allora non presentato formalmente «per una questione, si disse allora, di tempi tecnici».
Il decreto riguarda “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni”. Seguendo una prassi invalsa ormai da lunghissimo tempo che fa delle leggi un coacervo di norme differenti un po’ “omnibus”, anche questa norma è un frullato che comprende gli incarichi per seguire le opere per gli europei di calcio del 2032, un (bel) po’ di questioni relative al Ponte sullo Stretto, l’adeguamento del traforo del Gran Sasso, qualcosa di Anas, lo sblocco della metro C di Roma, i commissari nella galassia Fs più demanio marittimo e Laguna di Venezia. Insomma, vedi alla voce infrastrutture: ma in senso parecchio ampio.

Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica
Eccolo il comma quinto: all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. «Allo scopo di assicurare la continuità degli approvvigionamenti funzionali alla sicurezza energetica nazionale, gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto in esercizio sulla base di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, in scadenza entro il 31 dicembre 2026 e per i quali, alla data del 30 giugno 2026, sia stata presentata un’istanza di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione, anche in altro sito, continuano a operare sulla base dell’originaria autorizzazione e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione». Tradotto: resta lì finché deve restarci, punto. Aggiungendo poi: «Qualora sia prevista la realizzazione di opere per il mantenimento ovvero l’esercizio degli impianti di cui al primo periodo in altro sito, l’efficacia dell’autorizzazione originaria e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, è prorogata sino all’ultimazione delle opere medesime, fermi restando gli adempimenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151 e al decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105».
Non è un fulmine a ciel sereno. Già prima della fine di febbraio il ministro Gilberto Pichetto Fratin, titolare del dicastero dell’ambiente, l’aveva detto: «Il rigassificatore di Piombino va prorogato». L’aveva ribadito al forum nella bella località termale di Saturnia davanti al microfono di Bruno Vespa: «Non c’è una soluzione alternativa pronta: vedremo nei prossimi mesi il percorso», secondo quanto riferito dall’edizione fiorentina del “Corriere della sera”.
Adesso resta da capire cosa faranno due figure istituzionali. L’uno è il sindaco piombinese Francesco Ferrari, esponente di Fratelli d’Italia: si è detto personalmente contrario ma non è stato ascoltato dal governo guidato dal suo partito. L’altro è il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: ha contestato l’idea della proroga e ora se la ritroverà in mano come commissario straordinario. Possibile che si dimetta per contestare platealmente il governo? Possibile che lasci tutto in mano a qualcuno che risponderà solo al governo mentre la Regione Toscana resterà alla finestra?
Al tirar delle somme, peraltro, si è perso per strada anche qualcos’altro sotto il profilo delle promesse: non solo il fatto che il rigassificatore sarebbe rimasto nel porto di Piombino tutt’al più per tre anni ma anche che Piombino avrebbe avuto in cambio una serie di opere compensative. Così non è stato.
Mauro Zucchelli











