Lo “scheletro esterno” tech che aiuta i portuali a fare meno fatica nei lavori pesanti
L’Authority: Livorno è il primo porto (con la Compagnia) a metterlo in campo
LIVORNO. In nessun’altra banchina prima si è fatto il salto in avanti: dalla fase sperimentale (in situazione ovviamente teorico-protetta) alla messa in campo (concretamente operativa). Sarà il porto di Livorno il primo fra gli scali made in Itay a utilizzare le moderne apparecchiature “Mate”, prodotte da Comau e sviluppate dalla Iuvo, una spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che di recente sono state acquistate in quota parte dalla Compagnia Portuale livornese.
A segnalarlo è “Port news”, il giornale online dell’Authority del Nord Tirreno, spiegando che lunedì 23 marzo a Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale labronica, si terrà la presentazione ufficiale del progetto alla presenza dei principali rappresentanti delle istituzioni territoriali e delle associazioni di categoria. Prenderanno la parola Davide Gariglio (presidente dell’Autorità di sistema portuale) insieme ai rappresentanti di Iuvo, Andrea Parri (responsabile di progetto) e Francesco Giovannini (direttore tecnico), oltre al presidente dei portuali labronici Enzo Raugei con i due consiglieri Cpl, Luca Cavallini e Luca Ghezzani.
Stiamo parlando della tecnologia degli “esoscheletri” high tech in porto: «dopo tre anni di monitoraggi», fa un passo avanti in fatto di concretizzazione «con un uso dimostrativo a bordo nave aperto alla stampa» lo studio-pilota che l’Authority ha messo in pista fin dal 2022 «con l’obiettivo – viene spiegato – di migliorare gli standard qualitativi del lavoro portuale e di ridurre i rischi di malattie muscolo-scheletriche». Tant’è che in seguito la presentazione uscirà dagli uffici e si trasferirà sulle banchine: contando sulla collaborazione di una nave Eco della flotta Grimaldi sarà «effettuata la dimostrazione di utilizzo degli esoscheletri per supporto lombo-sacrale (Mate-XB) per le manovre di rizzaggio e derizzaggio», secondo quanto aggiunge “Port News”.
L’esoscheletro è questa sorta di “scheletro”, appunto: ma a differenza di quello umano che regge il corpo dall’interno grazie all’ “architettura” delle ossa, nell’innovazione robotica indossabile – viene spiegato – lo sostiene dall’esterno. Come? Aiutando i muscoli della schiena nello sforzo che compiono in occasione di operazioni di sollevamento e di movimentazione dei carichi. Questo ha lo scopo di diminuire l’intensità dello sforzo fisico e la sensazione di fatica, ridimensionando anche il rischio di guai. Nel corso dell’attività sperimentata nei reparti della grande distribuzione, viene riferito che questo tipo di esoscheletro «può ridurre lo sforzo degli operatori di circa il 30% e migliorare la produttività all’incirca del 10%», stando a quanto riferisce l’informazione specializzata di settore con “Innovation post”.
Già da tempo Comau e Iuvo lavorano fianco a fianco per puntare a modalità innovative di robotica indossabile che aiutino i lavoratori addetti alla movimentazione manuale di carichi: obiettivo numero uno, quello di ridurre l’affaticamento della zona lombare. Esperienze del genere, secondo quel che riporta il citato giornale specializzato, hanno preso piede anche lontano dalle banchine: all’interno del gruppo Esselunga, ad esempio.











