Darsena Europa, durissimo altolà del Pd alla nomina di Dionisi commissario
Il castello dei destini incrociati: il round sul prefetto e l'altro ring sul segretario generale

Da sinistra: il presidente dell’Authority livornese Davide Gariglio, il ministro-vicepremier Matteo Salvini e il prefetto Giancarlo Dionisi, che è anche commissario in pectore (da sei mesi) per la realizzazione della Darsena Europa
LIVORNO. Basta una nota di neanche 140 parole, meno di mille battute, e sul porto di Livorno – anzi, nello specifico sulla Darsena Europa che ne rappresenta il futuro – si riaccende una battaglia campale. Il tono non potrebbe essere più aspro: «Il Partito Democratico ad ogni livello istituzionale e politico condanna senza esitazione la nomina del prefetto di Livorno a commissario della Darsena Europa e chiede al governo un passo indietro immediato». Per metterci il carico da undici e girarci ancor meno intorno l’appello congiunto porta le firme del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, in tandem con quella del sindaco di Livorno, Luca Salvetti. Non solo: c’è pure una sfilza di parlamentari dem come Emiliano Fossi, Simona Bonafè e Marco Simiani, Laura Boldrini, Ylenia Zambito, Arturo Scotto, Dario Parrini, Federico Gianassi, Cristian Di Sanzo, Silvio Franceschelli, oltre che del consigliere Pd in Regione Toscana Alessandro Franchi.
Nell’appello si tiene a sottolineare che «l’Autorità portuale, nella figura del presidente Davide Gariglio, ha già le competenze e le professionalità per garantire trasparenza ed una gestione efficiente e condivisa degli investimenti – anche alla luce dei 200 milioni di euro stanziati dalla Regione – per realizzare un’opera strategica per il territorio».
L’ultima sottolineatura riguarda «il cosiddetto “caso Livorno”»: a giudizio dei firmatari del messaggio, qui si sta «andando oltre il corretto equilibrio tra istituzioni, con interferenze che comportano spreco ingiustificabile di risorse pubbliche, che rischiano di compromettere lo sviluppo del porto». Aggiungendo poi: «Il Pd si opporrà in ogni sede alla nomina del prefetto a commissario: a partire dal voto parlamentare di ratifica in programma nei prossimi giorni».
Tutto questo è un fulmine a ciel sereno soltanto a metà. Ad esempio, l’iter parlamentare per arrivare alla nomina di Dionisi commissario della Darsena Europa al posto di Luciano Guerrieri (come preannunciato dal ministro Matteo Salvini nella visita a Livorno in ottobre) è cosa del tutto a sé rispetto allo “strappo” fatto dal presidente dell’Authority livornese Davide Gariglio riguardo all’annunciatissima nomina di Gianmarco Mancini, dirigente leghista e ex deputato del Carroccio, come segretario generale. Com’è noto, anziché Gariglio ha dato l’altolà e ha avviato una “chiamata” a chi fosse interessato a farsi avanti: non una selezione ma una “manifestazione d’interesse” che ha portato ad avere sul tavolo tantissime autocandidature, 55 delle quali sono state definite idonee da Palazzo Rosciano. Dal quartier generale dell’Authority non filtra nulla ma è ragionevole presumere che Gariglio guardi ad un gruppo ristretto di esse (forse due o tre, più probabilmente cinque o sei) e su queste, chissà, provi ad avviare una interlocuzione con il ministero.
Tutto questo, comprendendo nel mazzo anche Mancini o escludendolo? Difficile dirlo, ma se siamo arrivati a questo punto è arduo pensare che sia stata solo “ammuina”. Anche perché nel frattempo dalla sponda del centrodestra si è andati in pressing su Gariglio: si è fatta balenare perfino l’idea che possa essere commissariato. Proprio commentando via social il pezzo della Gazzetta Marittima l’ex segretario generale dell’ente portuale livornese, Massimo Provinciali, ha ricordato che il commissariamento non può essere disposto a casaccio ma è una strada percorribile solo in presenza di gravi mancanze. Questo dal punto di vista giuridico, ma il pressing può diventare talmente logorante da indurre il diretto interessato a lasciare.

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Sta di fatto che nel raggio di neanche un chilometro c’è da affrontare il fabbisogno di soldi extra per la Darsena Europa, l’allargamento del canale di accesso al porto, la costruzione del nuovo ponte del Calambrone (per rispondere anche alle esigenze della grande nautica pisana sul Canale dei Navicelli), l’ultimazione dei lavori per lo “scavalco” con la direttissima ferroviaria porto-interporto. Insomma, un bel pacchetto di opere alle quali gli operatori del porto di Livorno guardano con grande interesse e altrettanto grande preoccupazione.
Dal punto di vista politico poi, i giochi si sono fatti complessi. Da un lato, c’è il fatto che il ministero delle infrastrutture è “la” roccaforte della Lega con il ministro-vicepremier Matteo Salvini e, ancor di più, con il viceministro Edoardo Rixi, accreditato come interlocutore principale. Dall’altro, c’è però che siamo entrati nel tunnel della interminabile campagna elettorale che il prossimo anno deciderà sulle sorti del governo Meloni come una sorta di referendum. E il referendum propriamente detto, quello recentissimo sulla giustizia, così come la sconfitta di Orban e l’affievolirsi del consenso intorno a Trump negli Usa, qualcosa stanno mettendo in moto: a cominciare dal fatto che non mancheranno complicati giochi di sponda pur di indebolire gli alleati che pure sono in realtà concorrenti al medesimo bacino elettorale, in primis Lega vs Fratelli d’Italia.
C’è anche da dire che il durissimo attacco del Pd sulla nomina di Dionisi non fa parte della liturgia. E non solo perché il prefetto Dionisi ha avuto con l’amministrazione di centrosinistra a Livorno uno scontro dietro l’altro (il sindaco labronico Salvetti lo ha pubblicamente accusato di essere di fatto il vero punto di riferimento del centrodestra), così come con la Regione Toscana (il “governatore” Giani si era detto disposto ad anticipare i soldi per il ponte del Calambrone, il prefetto Dionisi ha risposto al mittente l’ifferta dicendo che ci penserà il governo centrale).
Quest’attacco rompe con il clima abbastanza pragmatico con cui maggioranza filo-Meloni e opposizione filo-Schlein hanno affrontato una stagione di nomine che avrebbe potuto far correre sangue com’era stato nel 2003-2004: le nomine hanno avuto problemi sì ma per liti interne al centrodestra, con la sinistra che ha evitato di incendiare le piazze. Tutt’al più qualche limitata polemica su un piccolo contributo extra da versare alle casse del Comune (a Genova) o per l’interminabile vicenda di Trieste, dove l’assetto della “squadra” di governo del porto è tornato alla normalità solo dopo 550 giorni…

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A questo punto, delle due l’una: o il centrodestra prova a tirare dritto (il Pd ha però promesso battaglia dura) o le due partite, quella del commissario e quella del segretario generale, si incroceranno per trovare una composizione in tandem. Lo vedremo nei prossimi giorni: quando Gariglio busserà all’uscio del ministero delle infrastrutture. Anzi, già fra oggi martedì 14 aprile e domani mercoledì 15: questo è quel che dice il calendario delle convocazioni delle commissioni dei due rami del Parlamento relativamente all’ “atto del governo n. 392”, cioè lo “schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante conferimento dell’incarico di Commissario straordinario per la realizzazione dell’intervento infrastrutturale Darsena Europa Livorno”.
Oggi alle 14,30 è in agenda la seconda parte del passaggio a Palazzo Madama con l’intervento del senatore leghista livornese Manfredi Potenti (nel precedente round in calendario l’8 aprile ne aveva preso il posto il forzista Claudio Fazzone, presidente della commissione). Domani 15 aprile è di scena la commissione trasporti di Montecitorio: alle 14,30 è prevista alla Camera l’audizione del prefetto Giancarlo Dionisi. Tempo mezz’ora o poco più e, stando a quanto preannunciato dal calendario, su tale schema di decreto, relatrice l’ex vicesindaca spezzina Maria Grazia Frija (Fdi), si voterà.
Mauro Zucchelli











