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“GREENMEDPORTS”

L’idea di sostenibilità si allarga adesso che esplodono le crisi geopolitiche

Convegno dell’Authority: i porti del Mediterraneo alla prova della resilienza

Il convegno Authority GreenMedPorts in Fortezza Vecchia a Livorno

LIVORNO. Il transito nel Canale di Suez nel corso dei dodici mesi dello scorso anno è rimasto del 70% al di sotto dei livelli del 2023: lo dice l’Unctad, il braccio operativo dell’Onu sul fronte del commercio. Basterebbe questo per capire quanto le crisi nel Mar Rosso e le minacce sullo Stretto di Hormuz, imponendo lunghe rotta e polizze assicurative a prezzi record, abbiano sbriciolato ogni certezza. Tutte tranne una: l’unica certezza è che non c’è più nessuna certezza. In effetti, salta agli occhi che l’enunciazione della retorica “verde” non è più sufficiente perché la transizione ecologica diventi davvero «una leva industriale capace di ridisegnare gli equilibri di potere nel Mediterraneo».

È attorno a questo grumo di idee che nella Fortezza Vecchia di Livorno l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale ha disegnato l’identikit del bilancio dei primi dieci mesi di “GreenMedPorts”, il progetto europeo del programma Interreg “Next Med” che, coordinato dall’Autorità di Sistema, mette in dialogo istituzioni e centri di ricerca di sei Paesi Mediterranei, compresa l’Algeria. Fra Suez in tilt e nuove normative Ets, le Autorità Portuali – è stato sottolineato – puntano «su corridoi verdi, idrogeno e cooperazione internazionale per trasformare gli scali in piattaforme di resilienza strategica».

In che senso? C’è da vedersela «con una “geopolitica del rischio” senza precedenti», questa una delle suggestioni emerse dal confronto fra esperti del settore. Cambia il paradigma di quel che c’è davvero dietro la definizione di “sostenibilità”: se le rotte marittime sono esposte a tensioni e incertezze crescenti, la sostenibilità «assume un significato più ampio», è stato detto. Tradotto: «Non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni, ma anche la capacità di rendere i sistemi più efficienti, più autonomi, meno dipendenti da fattori esterni».

Antonella Querci, dirigente dell’Authority livornese

Questo è la scenografia all’interno della quale ci si muove, ma allora «i porti non possono più limitarsi a intercettare traffici: devono diventare piattaforme di resilienza, capaci di adattarsi, di offrire soluzioni, di garantire continuità operativa anche in condizioni di incertezza». È il flash con cui la dirigente dell’Authority Antonella Querci, che nell’équipe di Palazzo Rosciano si occupa di sviluppo e innovazione. Il concetto chiave è questo: un porto resiliente è anche più competitivo. Come dire: a giudizio di Querci, “GreenMedPorts” non è un progetto ambientale «in senso stretto», semmai il suo valore risiede nella «capacità di integrare standard ambientali, certificazioni di performance (come il “Green Label Port”) e cooperazione tra scali geograficamente distanti». Qualcosa di più di un progetto: «Una vera e propria infrastruttura immateriale, capace di incidere nel tempo sulle modalità con cui si organizzeranno le catene logistiche nel Mediterraneo».

Già, ma se il Mediterraneo è diventato «uno spazio fragile, esposto a tensioni geopolitiche e a dinamiche che incidono direttamente sull’organizzazione delle rotte», i “corridoi verdi” non sono semplicemente rotte meno emissive: Querci li vede come «nuove infrastrutture economiche e industriali, nelle quali convergono tre elementi fondamentali: la dimensione energetica, la dimensione ambientale e la dimensione commerciale». Perciò per la dirigente dell’Authority il Mare Nostrum ha davanti a sé una scelta chiara. Delle due l’una: «O riesce a costruire corridoi verdi che tengano insieme le due sponde o rischia di accentuare le differenze tra porti che sapranno posizionarsi e quelli che resteranno esclusi».

Il sistema Ets nel trasporto marittimo è un passaggio di grande rilevanza: la CO2 costa e questo è «un segnale economico forte». Ma dal convegno è emerso un monito altrettanto rilevante: «L’Ets è una politica di prezzo, non industriale: senza investimenti reali in carburanti alternativi e infrastrutture, la sola pressione fiscale rischia di produrre un “effetto boomerang”. Come? Spostando i traffici verso scali extra-Ue meno regolamentati e danneggiando la competitività dei porti mediterranei».

Luca Brandimarte (Assarmatori) conferma che la revisione del sistema Ets è in dirittura d’arrivo: «La proposta della Commissione è attesa entro luglio. Lo ha ripetuto segnalando le criticità di un meccanismo che potrebbe «penalizzare i settori più vulnerabili, come il “transhipment”, le “autostrade del mare” e i collegamenti insulari». L’auspicio di Assarmatori: deroghe mirate e un prolungamento delle esenzioni per le isole minori.

Quanto al capitolo dell’elettrificazione delle banchine (per fornire elettricità da terra alle navi senza costringerle anche nelle soste in porto a tenere accesi i motori per far funzionare gli apparati bordo), i porti dell’Alto Tirreno saranno presto pronti. Ma Brandimarte insiste su regole e tariffe. «I risultati strutturali sono concreti, – avverte – ora però servono circolari ministeriali per affinare la governance e una soluzione tariffaria che, nel rispetto degli aiuti di Stato, garantisca esenzioni sugli oneri di sistema».

Nel corso degli interventi è stato ripetuto che “GreenMedPorts” si candida a essere il motore per «trasformare il Mediterraneo da barriera geografica a piattaforma logistica integrata, dove sostenibilità e mercato viaggiano alla stessa velocità». Qualcosa del genere è anche nelle corde del mondo accademico, lo ribadisce l’ingegner Daniele Melideo (Destec Università di Pisa): «La nostra ricerca è focalizzata sull’idrogeno, pilastro del progetto europeo “CleanH2Shipping” per la decarbonizzazione navale». Aggiungendo poi: «Dobbiamo armonizzare le “migliori prassi”e affinché le innovazioni nate per contesti specifici diventino scalabili. “GreenMedPorts” è fondamentale proprio perché permette di condividere conoscenze e superare quegli ostacoli regolatori che ancora dividono gli Stati».

Il tema della scalabilità è centrale anche per Debora Zrinscak  di Artes 4.0, centro di competenza di riferimento nella robotica avanzata: «Il nostro lavoro consiste nell’unire soggetti coinvolti, centri di ricerca ed enti pubblici per accelerare lo sviluppo tecnologico e renderlo fruibile all’intero sistema».

«Supportiamo con forza l’impegno dell’Authority per la diffusione dei combustibili alternativi e la riduzione delle emissioni in porto»: è il pensiero del capitano di fregata Gennaro Fusco, intervenuto a nome della Capitaneria di Porto, evidenziando l’importanza di connettere realtà portuali eterogenee: «Un esempio concreto è il “cold ironing”, tecnologia su cui partner come Malta hanno già maturato un’esperienza d’avanguardia nel settore crocieristico che può fare da modello».

Pubblicato il
23 Aprile 2026

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