Recuperato il faro ottocentesco all’ingresso del porto di Brindisi
L’Authority ha speso 600mila euro. Il sindaco: è uno simbolo della città

Il faro ottocentesco ora recuperato all’ingresso del porto di Brindisi
BRINDISI. Il faro e le strutture annesse presso le isole Pedagne sono state restituite alla città di Brindisi recuperando la funzionalità di uno dei simboli storici della città, all’ingresso del porto. I lavori hanno permesso di recuperare il faro dell’Isola Traversa: il tempo lo aveva deteriorato in modo significativo, il restauro ha ridato «solidità e funzionalità all’intero complesso» e ne ha valorizzato «l’identità storica e architettonica», com’è stato detto presentando il risultato dell’intervento.
Il segnalamento marittimo, denominato “Faro Rosso”, è stato realizzato a metà Ottocento sull’isolotto Traversa, che appartiene al nucleo di isole e rocce affioranti detto “Pedagne” che assieme alla Diga di Punta Riso, su cui è ubicato il “Faro Verde”, di più recente costruzione, delimitano il porto di Brindisi e ne indicano l’obbligata via di accesso e di uscita.
Sono state rimosse tutte quelle aggiunte che del faro avevano alterato l’aspetto originario, anzi ne avevano proprio compromesso l’armonia e la riconoscibilità: è stato deciso di conservarne soltanto una piccola traccia muraria, una sorta di «memoria delle trasformazioni avvenute negli anni, nel pieno rispetto della storia del sito».

Francesco Mastro, presidente Authority di Bari
Il recupero è stato illustrato, nella ex sala Comitato della sede di Brindisi, dai vertici dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale con il presidente Francesco Mastro e il segretario generale Francesco Di Leverano, alla presenza del sindaco brindisino Giuseppe Marchionna. Costo complessivo 600mila euro, li ha tirati fuori l’Authority barese.
Vale la pena di segnalare che l’intervento è stato «particolarmente complesso per via dell’ubicazione del faro», com’è stato detto: un isolotto. E dunque? Da un lato, è stato necessario superare barriere logistiche; dall’altro, in nome della tutela della avifauna marina, è stato necessario sospendere l’attività in alcuni periodi perché il gabbiano corso è specie protetta e lì si riproduce tra marzo e luglio.
Come sottolineato, l’intervento mira al recupero e alla valorizzazione dell’intero complesso architettonico. Obiettivo: salvaguardarne la memoria storica e ripristinare le funzionalità originarie, facendo i conti con il degrado. Particolare attenzione – viene fatto rilevare – è stata dedicata alla bonifica e al recupero degli ambienti interni: i locali sono stati liberati dai depositi di guano, sanificati e ripristinati; sono state recuperate le pavimentazioni esistenti, ripristinati gli intonaci e consolidate le murature.
Gli interventi hanno interessato anche l’avancorpo di accesso al faro che è stato consolidato e completamente riqualificato, con la realizzazione di una nuova pavimentazione. Un accurato lavoro di restauro ha riguardato inoltre la lanterna, attraverso la pulizia e l’impermeabilizzazione della cupola metallica e la sostituzione dei vetri. Inoltre, è stato impiantato un sistema moderno di protezione dalle scariche atmosferiche, con gabbia di Faraday che garantirà maggiore sicurezza all’intero complesso.
I lavori hanno riguardato, inoltre, gli spazi esterni, dove sono state ripristinate le antiche pavimentazioni e sistemati i percorsi pedonali. L’ente portuale è riuscito a recuperare anche l’antica rampa di alaggio che è stata restaurata utilizzando le basole originarie. Sono stati, inoltre installati, serbatoi per l’approvvigionamento idrico e la raccolta dei reflui, dotando l’isola di un sistema idrico-fognario efficiente. A ciò si aggiunga che il faro è stato equipaggiato con un impianto fotovoltaico per garantire autonomia energetica e con sistemi di videosorveglianza e antifurto con monitoraggio da remoto.
Così il commento del presidente dell’Authority barese, Francesco Mastro: «Abbiamo riportato agli antichi splendori il vecchio guardiano del mare rispettandone le caratteristiche costruttive e l’impianto strutturale esistente, lo abbiamo trasformato in una struttura di straordinaria suggestione che, oltre a raccontare a cittadini e turisti la sua storia e quella della città, potrà accogliere iniziative culturali ed essere luogo in cui praticare sport acquatici e attività legate al porto e al mare».
Queste le parole del sindaco brindisino Giuseppe Marchionna: «Ringrazio l’Autorità portuale per questo ulteriore dono che fa alla città di Brindisi: restituisce alla comunità uno dei simboli più identitari della nostra città, il primo che accoglie chi arriva dal mare e che, da sempre, racconta la storia e l’anima marinara di Brindisi».
Responsabile unico di progetto (Rup) è stato l’ingegner Francesco Di Leverano; il geometra Santino Guadalupi si è occupato del progetto preliminare e il supporto al “Rup”; la realizzazione del progetto, la direzione lavori e il coordinamento sicurezza sono stati curati dall’architetto Paolo Capoccia; l’architetto Marzia Angelini ha fornito il supporto della Soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto.L’impresa che ha eseguito i lavori è la Buonfrate srl.
Il recupero – è stato detto – è stato possibile grazie anche alla collaborazione con la Soprintendenza per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, e alla Marina Militare, nella fattispecie il Comando Marifari soggetto gestore del segnalamento: il complesso del faro dell’Isola Traversa torna oggi a essere un presidio architettonico e marittimo pienamente recuperato con un sistema luminoso funzionante che garantisce la sicurezza della navigazione.











