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SERVIZI TECNICI PORTUALI

ServPort: riforma ok ma niente scorciatoie sulle regole del nostro settore

Nel mirino un emendamento, l’associazione promette battaglia

Fabrizio Conni, presidente di ServPort

ROMA. La «revisione organica della governance portuale» è «attesa da anni» e risulta «necessaria per rendere il sistema italiano più moderno, efficiente e competitivo»: dunque non è in discussione né il sostegno alla riforma della portualità italiana né l’apprezzamento per il «significativo lavoro» del viceministro Edoardo Rixi sta portando avanti per arrivare a una revisione organica della governance portuale, attesa da anni e necessaria per rendere il sistema italiano più moderno, efficiente e competitivo. Tuttavia se il contesto è positivo, non per questo ServPort – organizzazione che raggruppa le imprese operanti nei servizi tecnici marittimi e portuali – è meno preoccupata per l’emendamento 28.015 che fissa l’attenzione sull’organizzazione dei servizi di battellaggio e ormeggio.

Sia chiaro, da parte di ServPort non si contesta al legislatore la possibilità di ricercare modelli organizzativi più efficienti: tuttavia – viene sottolineato – l’associazione ritiene però «imprescindibile verificare se l’unificazione dei due servizi in un unico prestatore possa tradursi, nella sua concreta applicazione, nell’attribuzione del servizio di battellaggio al soggetto già incaricato dell’ormeggio senza una procedura trasparente e competitiva aperta agli operatori qualificati».

Il presidente dell’organizzazione di categoria, Fabrizio Conni, lo spiega così: «Il punto non è stabilire per legge chi debba vincere. Il punto è stabilire regole attraverso le quali tutti coloro che possiedono i requisiti possano competere». Aggiungendo poi: «Se si ritiene che in un determinato porto, per ragioni oggettive di sicurezza, efficienza o continuità operativa, debba esserci un unico prestatore, quella scelta deve essere motivata, proporzionata e soprattutto accompagnata da una procedura trasparente. Non comprendiamo perché un’impresa che ha investito per anni nel battellaggio debba essere esclusa dalla possibilità di concorrere all’affidamento del servizio».

Come detto, questo non cambia di una virgola la valutazione sulla riforma come «occasione importante per:

  • rafforzare il ruolo dei porti italiani nel Mediterraneo e nei grandi traffici internazionali,
  • accelerare gli investimenti,
  • costruire una strategia nazionale capace di valorizzare le specificità dei singoli scali»

Il numero uno Conni riconosce l’impegno di Rixi nella modernizzazione della portualità italiana. Ma – rincara – «proprio perché vogliamo una riforma forte e destinata a durare, riteniamo indispensabile che ogni proposta emendativa sia valutata anche sotto il profilo della certezza del diritto». Come dire: efficienza e semplificazione sono «obiettivi fondamentali, ma devono procedere insieme a concorrenza, trasparenza e legalità».

Vale la pena di rilevare che ServPort insiste sulla rilevanza del battellaggio come «servizio che incide sulla competitività dei porti»: insomma, guai a considerarlo «un’attività marginale nell’organizzazione di uno scalo». Nella nota in cui si richiama l’attenzione sui contraccolpi del citato emendamento, viene messo in risalto che il servizio assicura «collegamenti operativi tra terra e nave per persone, equipaggi, tecnici, ispettori, materiali e provviste e contribuisce alla continuità delle attività marittime e portuali». Non è tutto: «La sua efficienza incide sui tempi operativi delle navi, sull’esecuzione dei controlli tecnici, sanitari e ispettivi e, più in generale, sull’efficienza della catena portuale». Di più: «In un mercato nel quale gli scali competono anche sulla rapidità, affidabilità e qualità dei servizi offerti alle navi, l’efficienza dei servizi tecnici è quindi un elemento della competitività del porto e, più complessivamente, del sistema logistico nazionale».

ServPort invita a evitare di considerare in contrapposizione la sicurezza e la concorrenza. Nella presa si posizione sull’emendamento 28.015 si insiste su un aspetto: «Il punto non è chi svolge il servizio, ma come viene affidato».

La posizione dell’associazione è quindi netta, viene ribadito: non si chiedono affidamenti diretti per le proprie imprese associate e, al tempo stesso, non si ritiene accettabile che affidamenti diretti o corsie preferenziali possano essere riconosciuti ad altri operatori.

Conni lo evidenzia esplicitamente: «Le nostre aziende sono pronte a partecipare alle procedure competitive e a dimostrare sul campo la qualità dei propri mezzi, del personale, degli investimenti e dell’organizzazione». E rincara: «Non chiediamo affidamenti diretti, chiediamo esattamente il contrario: trasparenza assoluta». Cioè: «Quando un servizio deve essere affidato, devono trovare applicazione i principi dell’evidenza pubblica, della libera concorrenza, della parità di trattamento, della non discriminazione, della proporzionalità e della trasparenza, in coerenza con l’ordinamento nazionale ed europeo».

ServPort ne fa «anche un principio di tutela degli investimenti»: una impresa deve poter programmare investimenti sapendo che il mercato nel quale opera «non potrà essere improvvisamente sottratto alla concorrenza attraverso l’attribuzione del servizio a un altro soggetto senza confronto competitivo».

È da mettere in rilievo – si annota – il rischio di guerre a colpi di carte bollate: «Una riforma forte deve prevenire i contenziosi, non crearli». Per questa ragione arriva l’auspicio che l’emendamento venga «sottoposto a un’attenta verifica giuridica prima della conclusione dell’iter parlamentare».

Dunque, per ServPort non ci sono barricate anti-riforma. Semmai, il contrario: si vuole evitare che «singole disposizioni possano diventare domani terreno di contenzioso: una buona riforma deve dare certezza agli operatori e attrarre investimenti, non generare nuovi conflitti».

Peraltro, per ServPort l’atteggiamento di spirito costruttivo non significa arrendevolezza: «Pronti a difendere questi principi anche in Europa» perché si considerano «legalità, concorrenza e trasparenza principi non negoziabili». Ne consegue che se il testo definitivo dovesse introdurre «meccanismi di affidamento ritenuti incompatibili con il diritto dell’Unione europea e lesivi dei diritti degli operatori» l’associazione è pronta a «utilizzare gli strumenti previsti dall’ordinamento per tutelare le imprese rappresentate». A dare battaglia, insomma: senza escludere di rivolgersi alla Commissione europea.

Conni non vuol rompere: «Preferiamo il dialogo al contenzioso e vogliamo lavorare con le istituzioni per trovare una soluzione equilibrata. Ma abbiamo anche il dovere di tutelare le tante imprese che stanno scegliendo ServPort come propria casa associativa. Se necessario difenderemo i loro diritti in tutte le sedi competenti, nazionali ed europee». Con una sottolineatura: «Modernizzare significa aprire alla qualità, all’innovazione e alla competizione, non creare nuove rendite di posizione».

Pubblicato il
9 Ottobre 2026

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