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HYPERSAIL

L’ultravela firmata Ferrari: ecco la tecnologia che la farà “volare”

Il trasferimento dalla Formula 1 alla sfida record con gli oceani  

Lo scalo di Ferrari Hypersail all’interno del capannone

MARANELLO (Modena).  Entra in una nuova fase il progetto Ferrari Hypersail, il “monoscafo volante” ultratech da 100 piedi nato per affrontare la sfida degli oceani e battere il record nel giro del mondo: un progetto nato dall’esperienza di Ferrari in Formula 1 e sviluppato a Maranello, ma legato anche a Livorno perché nel grande cantiere labronico di Azimut Benetti – il numero uno al mondo dei costruttori di superyacht, quasi una “Ferrari del mare” – avrà una propria base operativa.

La novità sta nel fatto che è stata svelata la tecnologia che permetterà a Ferrari Hypersail di “volare” sul mare. Stiamo parlando, come spiegano dal quartier generale della casa del Cavallino Rampante, di «un’architettura in cui l’ingegneria di “foil”, chiglia e timone, cioè le appendici dell’imbarcazione, si integra con l’innovativo sistema di gestione automatizzata del “volo”, il “flight control”». Si tratta di una accoppiata di elementi chiamati a lavorare in sinergia per «controllare e ottimizzare l’assetto della barca, garantendo stabilità e prestazioni durante la navigazione in modalità volante».

Già, perché chi conosce l’evoluzione di questo settore sa bene che la vela più avanzata spesso non naviga più con la chiglia in acqua ma si affida a una sorta di “ali”, propaggini che mantengono il contatto con il mare mentre la barca “vola” sopra la superficie dell’acqua a velocità prima impensabili. Beninteso, un conto è farlo in acque tranquille e placide, ben altra cosa è “volare” sugli oceani…

Cosa dicono da Maranello? Una cosa prima di tutto: adesso si «entra nella fase conclusiva della costruzione con lo scafo ora completato di verniciatura e livrea». Non solo: «Con la presenza in cantiere delle appendici (appunto gli elementi immersi in acqua che generano e modulano la portanza e governano la dinamica del “volo”…) il progetto si appresta a entrare nella nuova fase operativa».

Così le appendici aiutano il “volo” sull’acqua

I progettisti tengono a ricordare che le appendici sono «i componenti fondamentali che lavorano sotto la superficie dell’acqua e attraverso i quali la barca genera portanza, gestisce l’equilibrio e reagisce alle condizioni del mare». Con una sottolineatura precisa: foil, chiglia e timone rappresentano tre elementi ben distinti, la cui forma è «progettata per generare, modulare e gestire le forze necessarie». Tradotto: «Insieme creano altrettanti punti di appoggio e di controllo fondamentali per mantenere la barca stabile ed efficiente».

Eccoli messi sotto la lente d’ingrandimento uno per uno:

  • I foil (le ali laterali): generano «la portanza verso l’alto necessaria a sollevare lo scafo sopra la superficie del mare, riducendo l’attrito» e questo permette di raggiungere la velocità desiderata.
  • La chiglia: presenta un’innovazione tecnologica distintiva del progetto Ferrari Hypersail, visto che integra «un foil dotato a sua volta di una parte mobile (flap)». In tal modo si contribuisce alla gestione del volo: si «crea un terzo punto di appoggio, favorendo la stabilità durante la navigazione».
  • Il timone: supera «la semplice funzione di direzionare la barca» e viene equipaggiato «con una piccola ala mobile (flap) sulla sezione verticale», in modo da poter concorrere attivamente al «controllo della navigazione attraverso continui micro-aggiustamenti che consentono di mantenere la rotta».

Il “cervello” tech che guida il “volo”

Tutto questo ha un “cervello”: è il “flight control” la «mente elettronica che governa il volo» funzionando come «vera e propria centrale operativa di Ferrari Hypersail». È qualcosa che prende le mosse dal know how sviluppato nell’ambito dei sistemi elettronici e di controllo dinamico delle vetture sportive e viene trasferito nel progetto riguardante la vela oceanica.

Questo “cervello” – viene messo in risalto dagli ingegneri del team – gestisce automaticamente l’assetto della barca durante il volo: «analizza continuamente vento, onde, velocità e inclinazione per regolare l’assetto in tempo reale, garantendo stabilità e prestazione durante la navigazione in assetto volante».

È un sistema che ha una articolazione in «una sequenza a tre stadi»:

  • una rete di sensori distribuiti sull’imbarcazione che «misura costantemente lo stato del mare e i movimenti dello scafo»;
  • un computer di bordo che «analizza i dati e calcola le correzioni necessarie»;
  • alcuni attuatori (i bracci e i pistoni meccanici che muovono le componenti) che «regolano l’inclinazione di foil e appendici, bilanciando ogni variazione di assetto dell’imbarcazione».

Una barca che si governa da solo grazie alle tecnologie più avanzate? No, dicono i tecnici: «L’equipaggio resta comunque al centro della conduzione di Ferrari Hypersail». Alla tecnologia software spetta il compito di occuparsi delle attività che possono essere ottimizzate attraverso i sistemi di controllo, e questo – viene evidenziato – consente ai velisti di «dedicare maggiore attenzione all’interpretazione delle condizioni in mare, alle scelte strategiche e alla ricerca della massima performance».

Occhi puntati sui materiali innovativi

Fin qui abbiamo messo sotto la luce dell’ “occhio di bue” la “mente” tech che gestisce il volo e il ruolo delle appendici. Ma tutto questo poggia su una base: la struttura della barca. Alla scienza dei materiali avanzati si chiede «la rigidità e la leggerezza necessarie per sopportare le sollecitazioni del volo».

Ad esempio, in nome del combinato disposto di massima leggerezza e resistenza estrema, lo scafo – viene segnalato – è realizzato «con molteplici strati di fibra di carbonio». Scopo: rendere lo scafo «molto rigido» così da scongiurare «deformazioni sotto il carico provocato dalla forza del mare» e facendo in modo che le appendici rispondano con precisione ai comandi.

È stato svelato dal team di Ferrari Hypersail che «nei punti soggetti ai carichi più estremi, come i bracci dei foil e il carrello della randa, la struttura è rafforzata con componenti che presentano una composizione “a sandwich”, con strati di carbonio e titanio». Anche questa è un’applicazione innovativa nella combinazione dei materiali che è stata trasferita in mare dai circuiti automobilistici.

Da Maranello all’oceano: i brevetti di Ferrari Hypersail

Il trasferimento dalla tecnologia di Formula 1 a quel che serve per una sfida tanto estrema in mezzo all’Oceano ha portato a scegliere di «realizzare il progetto interamente in una struttura Ferrari». La ragione è proprio quella: «applicare alla vela oceanica la cultura tecnologica di Maranello». Quest’approccio – è stato rimarcato – ha portato il lavoro di sviluppo su Hypersail a oltre 20 brevetti, di cui il “Winch by-Wire”, le turbine eoliche a range esteso, il sistema Mv/Hv per l’integrazione delle fonti rinnovabili, annunciati a luglio 2026 con il concept di autosufficienza energetica. Da aggiungere poi: un albero maestro orientabile provvisto di alule, piccole superfici simili ad alette, e una randa “double skin” per migliorare il controllo e la gestione delle vele.

L’équipe di Ferrari Hypersail insiste su un aspetto: «Esiste un parallelo diretto tra un’auto sportiva e un monoscafo volante: entrambe richiedono la massima efficienza aerodinamica e sistemi elettronici capaci di rilevare e correggere le reazioni del veicolo o della barca». Ecco perché, come viene puntualizzato, «le simulazioni al computer, lo studio dei flussi d’aria e i software che governano la stabilità delle auto Ferrari diventano così gli strumenti chiave per far volare la barca». Vale la pena di ribadire che i dati potranno contribuire ad «ampliare conoscenze, modelli di calcolo e metodi di simulazione Ferrari, confermando Ferrari Hypersail come un’avanguardia tecnologica integrata, sviluppata internamente per spostare più in alto l’asticella dell’innovazione».

Ferrari Hypersail l’interno del cantiere

Pubblicato il
16 Ottobre 2026
di BOB CREMONESI

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