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La Cina rallenta sull’export meno teu e meno crescita

Pesa in particolare la crisi dei consumi dell’Europa – Anche le compagnie di navigazione del colosso asiatico registrano sofferenze – L’intervento della banca di Stato

LONDRA – A qualcuno tremano le vene ai polsi: il traffico navale nei porti della Cina sta rallentando pesantemente, sia in relazione alla crisi dei consumi del mondo occidentale, sia per un andamento ciclico dell’economia locale che era stato già preannunciato da molti segnali.

[hidepost]Intendiamoci, i traffici rimangono a livelli che fanno morire d’invidia l’occidente, con un incremento del 7,7% dei teu nei primi sette mesi dell’anno (rispetto allo stesso periodo del 2011) e un totale di circa 90 milioni di teu. Ma se si analizzano i movimenti registrati fino a luglio nei principali porti, la musica cambia: Shanghai è in calo dell’1,7% (“solo” 2,8 milioni di teu), Shenzhen -2,3% (2 milioni di teu), Guangzhou -8,9% (1,1 milione di teu) mentre guadagnano qualcosa Ningbo, Qingdao e specialmente Tianjin.

Nelle ultime settimane l’export è ripreso, ma è significativo che le cifre globali sono nettamente inferiori alle previsioni del governo, che aveva messo in conto un +8% all’export e invece registra poco più dell’1% di aumento. Anche l’import è in forte calo. Significativa l’analisi della Banca di Cina: mentre il trade con gli Usa e il Nord America in genere tiene, c’è un forte calo con l’Europa. Dove “il cavallo non beve”, come dicono in gergo.

Per la Cina in generale il secondo trimestre di quest’anno viene giudicato il peggiore degli ultimi tre anni, con un tasso di crescita che si è fermato poco oltre il 7% contro quelli a due cifre del recente passato. Le autorità ovviamente non stanno a guardare ed hanno immediatamente abbassato il costo del denaro per stimolare l’economia interna e favorire nuovi sforzi verso l’export. I cinesi sono comunque molto preoccupati per il permanere della crisi europea, in un’area che è ancora oggi uno degli sbocchi fondamentali del loro export. Se si aggiunge a questo il forte deficit registrato da alcune delle più importanti compagnie di navigazione cinesi per il calo dei traffici, il quadro è completo e non certo a tinte positive. Con un segnale di (prudente) speranza che arriva solo in questi giorni dall’impegno della Banca Europea a sostenere l’euro e rilanciare l’economia del vecchio continente. Il che vorrebbe dire riaprire mercati asfittici anche e specialmente per le tigri cinesi e coreane.[/hidepost]

Pubblicato il
12 Settembre 2012

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