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Dragaggi esperienze e sogni

PIOMBINO – Quante aspettative dalla riforma per la riforma anche in campo dragaggi! Tutti sanno, ed è stato ribadito anche negli interventi istituzionali dopo il varo della prima stesura della stessa riforma al Senato, che se non si taglia il nodo gordiano delle troppe e spesso contraddittorie disposizioni, i dragaggi portuali rischiano di rimanere costose eccezioni, se non addirittura Rara Avis.
[hidepost]E dal confronto tra le legislazioni europee avvenuto a Piombino per iniziativa dell’Autorità portuale, il problema italiano dei dragaggi è diventato oggetto di studio in tutta la UE su come non si deve fare. Insomma, un record al negativo: e tutto questo malgrado la buona volontà recentemente dimostrata dal ministero dell’Ambiente di snellire certe procedure, i timidi tentativi (giudicati però universalmente non sufficienti) inseriti nella bozza di riforma portuale, e i suggerimenti che la stessa Assoporti attraverso Luciano Guerrieri – vicepresidente con delega proprio ai dragaggi – ha proposto al riformatore.
Dal workshop di Piombino, introdotto dal segretario generale dell’Authority Paola Mancuso e concluso dallo stesso Guerrieri, non sono emersi impegni ufficiali o indicazioni altrettanto ufficiali per il governo: che non era stato peraltro invitato. E’ stato un confronto tra tecnici e legislatori, partendo dalle normative che l’Unione Europea ha in vigore, che peraltro hanno il limite di dover essere adottate dai singoli paesi (che lo fanno in tempi differenti e con caratteristiche differenti: quando lo fanno). Hanno parlato tecnici dell’associazione europea delle imprese di dragaggi, tecnici degli istituti idro-geologici, tecnici che hanno operato praticamente in porti europei (Bilbao, Antwerp, Rotterdam, eccetera), tecnici esperti della caratterizzazione dei sedimenti. Sandra Muccetti e Roberta Macii dell’Authority di Piombino hanno riferito delle esperienze locali sui sedimenti di dragaggi e le possibili utilizzazioni. Su tutti la realtà – per certi aspetti – paradossale – dei porti italiani caduti sotto il regime dei SIN, che fu allargato ai porti dall’allora ministro dell’Ambiente Altero Matteoli nell’illusione di reperire fondi per bonificare gli scali. Sui SIN l’ultima proposta in Toscana è venuta dal governatore Rossi, che anche in un convegno a Livorno ha ribadito di aver chiesto formalmente che i SIN portuali toscani siano “passati” sotto la competenza della Regione. Una soluzione o un’ulteriore palla in fallo? E intanto i dragaggi portuali, come tutti sanno, continuano a rappresentare una palla al piede dello sviluppo degli scali italiani mentre nel resto dell’Europa – per non parlare del Far Est – si corre a spron battuto per accogliere le navi delle ultime generazioni, con fondali da 16 a 20 metri. Per i quali non bastano certo i convegni, pur prestigiosi che siano.
A.F.

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Pubblicato il
20 Ottobre 2012

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