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PARLA L’ANICAV

Industria del pomodoro, l’Italia sorpassa la Cina ma…

Gli industriali conservieri: quante difficoltà, è stata una campagna lunga e complessa

Marco Serafini, presidente di Anicav

NAPOLI. Cinque milioni 800mila tonnellate di pomodoro trasformato in Italia quest’anno a fronte di 78.695 ettari messi a coltura. La campagna 2025 mostra un «leggero aumento» rispetto all’anno precedente: inferiore (di dieci punti percentuali) a confronto di quanto era stato programmato ma è quanto basta per far tornare l’Italia il secondo Paese al mondo nella trasformazione di pomodoro, alle spalle degli Stati Uniti ma superando la Cina. Quest’ultima, «dopo l’exploit degli scorsi anni – è stato sottolineato – ha ridotto drasticamente le produzioni alla luce delle difficoltà legate principalmente al mantenimento delle quote di mercato estero». In dettaglio, i dati segnalati mostrano che in Italia è avvenuto il sorpasso del Centro Sud da parte del Nord: al Centro Sud sono state trasformate 2,71 milioni di tonnellate di pomodoro (meno 5,3% rispetto al 2024), al Nord il trasformato finale è stato di 3,12 milioni di tonnellate (più 27,6% a confronto con lo scorso anno).

La fotografia della situazione la scatta l’Anicav, organizzazione della galassia confindustriale che raggruppa gli industriali del settore conserve alimentari vegetali, «la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo per numero di imprese aderenti e quantità di prodotto trasformato». Associa i tre quarti delle industrie di trasformazione operanti in Italia che trasformano il 70% di tutto il pomodoro lavorato nel nostro Paese (e «la quasi totalità del pomodoro pelato intero prodotto nel mondo»), con un fatturato 2024 che tocca i 3,9 miliardi di euro e il 60% delle produzioni destinato all’export.

La sigla imprenditoriale di categoria mette in risalto che «l’industria ha dovuto fare i conti con un incremento sostanziale dei prezzi del pomodoro rispetto a quanto preventivato»: e questo tanto nel Bacino Nord («dove l’elevato grado Brix  ha determinato un indice di pagamento positivo, provocando un incremento del prezzo della materia prima rispetto al contrattato») quanto in quello Centro Sud («dove, a causa delle difficoltà di approvvigionamento idrico, in particolare nell’areale foggiano, e di comportamenti distorsivi in fase di approvvigionamento della materia prima, il pomodoro ha registrato incrementi fino al 40% rispetto al prezzo medio programmato»).

A ciò si aggiunga – viene fatto rilevare – che la campagna è stata caratterizzata da «un peggioramento delle rese agricole: la performance più negativa degli ultimi cinque anni». Per il pomodoro pelato intero, prodotto caratteristico del Made in Italy, «il calo delle rese agricole, associato a quello delle rese industriali, ha portato ad una riduzione della produzione di oltre il 20%», viene rimarcato da Anicav.

Queste le parole di Marco Serafini, presidente di Anicav: «Quella appena conclusa è stata una campagna particolarmente lunga e complessa: lo sfasamento dei tempi di maturazione della materia prima ha comportato un allungamento dei periodi di trasformazione. Le aziende, in particolare al Centro Sud, non sono mai riuscite a lavorare a pieno regime con una perdita importante delle economie di scala. Inoltre gli incrementi del prezzo pagato per il pomodoro, che rimane il più alto al mondo, hanno creato situazioni distorsive del mercato rischiando seriamente di mettere in crisi il comparto». È per questo motivo che il numero uno dell’associazione degli industriali conservieri mette l’accento sul fatto che «sarà prioritario cominciare a lavorare per un riequilibrio del valore lungo tutta la filiera, garantendo una giusta remunerazione ad agricoltura, industria e grande distribuzione». E questo – afferma – investendo in innovazione e ricerca per «migliorare le rese agricole e industriali, aumentare la produttività, ridurre i costi di produzione, ottimizzare i consumi idrici ed energetici e rendere più efficienti le operazioni di raccolta, soprattutto nel bacino pugliese.»

Ecco la dichiarazione di Giovanni De Angelis, che di Anicav è direttore generale: «Il comparto è messo a dura prova dalle situazioni spesso non semplici dei mercati di sbocco e delle politiche daziarie statunitensi: resta prioritario un recupero del dialogo di filiera tra parte agricola e parte industriale». Come farlo? A giudizio di De Angelis l’Interprofessione rimane «uno strumento utile e fondamentale ma, in particolare nel Bacino Centro Sud, stenta a decollare per la difficoltà di dialogo tra le parti, per cui è necessaria una ridefinizione del perimetro di competenza e del modello operativo alla base delle relazioni interprofessionali dove gli accordi quadro restano l’elemento indispensabile e centrale». Viene sottolineato che è stato chiesto al ministero dell’agricoltura di «creare una cornice istituzionale entro cui muoversi per potersi dare regole chiare e cogenti: in assenza di un perimetro di regole ben definito,  sarà molto difficile immaginare di poter trovare un accordo per la prossima campagna di trasformazione».

Pubblicato il
23 Ottobre 2025

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