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L’ottimismo gli auguri la carta

LIVORNO – E allora diamocela, diamine, una botta d’ottimismo. Che ci vuole, eccome se ci vuole; dopo un anno come il 2012 che per tutti o quasi prima verrà dimenticato meglio sarà.
[hidepost]Ottimismo, d’accordo: ma perché? Provo a darvi (darci) una mano: dall’intervista apparsa sui quotidiani economici di Loris Centola, economista di Ubs al vertice del Cio Wealth Management Research (non è dunque un Carneade qualsiasi) emergono indicazioni di miglioramento economico per la grande ammalata, cioè l’Europa, di crescita negli Usa, di ripresa “frizzante” in Asia con la locomotiva Cina che torna a tirare. E anche l’euro, dato per agonizzante all’inizio del 2012, ora è al sicuro, grazie alla cura Draghi, “almeno a medio termine”. Secondo Centola, in sostanza, il 2013 sarà “leggermente migliore” del 2012: e con questi lumi di luna, è già abbastanza che non sia eguale.
Vogliamo essere ancora più ottimisti? Malgrado la raffica pesante di aumenti delle tariffe, dei prezzi, degli oneri fiscali (non credete alle promesse politiche, sapete bene ormai che valore hanno) la parte più sana del paese che produce sta aumentando l’export, i porti che sono stati capaci di strutturarsi in tempo concentrano i (pochi) traffici che tengono, la gente ha voglia di rialzare la testa. Certo, senza i forti investimenti dello Stato per migliorare le infrastrutture e la catena logistica si può andare poco avanti. E la campagna elettorale già avviata, con tutti i temi sbandierati che girano alla larga proprio dal tema infrastrutture, non depone al meglio.
E allora? Allora consoliamoci come possiamo, e avanti con l’ottimismo: dicono che l’economia reale italiana è migliore di quella ufficiale, che stiamo in realtà meglio di tanti altri paesi “virtuosi” dell’UE grazie al risparmio delle famiglie e alla loro ricchezza finanziaria (3.500 miliardi di euro, oltre 2.600 miliardi al netto del debito pubblico). L’avanzo commerciale del paese è di 120 miliardi di lire, tra i più alti, il patrimonio immobiliare pubblico potrebbe – se opportunamente privatizzato – ripianare o quasi il colossale debito. Tutto sta nella capacità politica di fare le scelte giuste.
Che dire? Che qui casca l’asino? Coraggio, siamo ottimisti, dimentichiamo l’aforisma del post-ottocentesco Carlo Gragnani (“Sperare si, ma non nel futuro”) e andiamo avanti. Noi, con il nostro piccolo giornale, ci proviamo anche là dove altri si arrendono e si ritirano solo nel più facile web abbandonando la vecchia, cara, frusciante carta. Sperando che continuate a darci una mano.
Auguri di cuore, davvero.
A.F.

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Pubblicato il
9 Gennaio 2013

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