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CORSO DI LOGISTICA

I talenti non hanno genere: le donne al lavoro in porto

A Livorno il progetto didattico dell’Università di Pisa

I protagonisti del progetto didattico Polo dei sistemi logistici dell’Università di Pisa

LIVORNO. «I porti sono nodi logistici strategici e complessi, dove la gestione delle risorse umane rappresenta un fattore determinante per la competitività, l’efficienza operativa e la sicurezza». Parte da questa idea-guida un progetto didattico speciale dell’Università di Pisa che fissa lo sguardo su “divisione del lavoro e differenziazione dei talenti: le donne e il lavoro portuale”: lo promuove il prof. Luca Michelini, docente ordinario di storia del pensiero economico (all’interno dell’insegnamento “Teorie dell’organizzazione e del lavoro”) nel corso di laurea in economia e legislazione dei sistemi logistici dell’ateneo pisano. A collaborare con lui è la sociologa Barbara Bonciani, docente dell’Università di Pisa e nella scorsa legislatura assessora al porto del Comune di Livorno: alle spalle ha l’esperienza del progetto riguardante il porto declinato anche al femminile (“le donne nel settore portuale e marittimo, perché no?”).

«Il lavoro – viene sottolineato presentando il progetto – costituisce infatti la vera infrastruttura dei porti, dove le infrastrutture fisiche, se pur necessarie, da sole non sono in grado di contribuire alla competitività complessiva, che passa soprattutto dalla presenza di una struttura organizzata e di qualità del lavoro». I protagonisti del progetto insistono su quest’aspetto: lo fanno per dire che «i porti necessitano nel presente e futuro prossimo di attrarre talenti, donne e uomini con competenze eterogenee che siano in grado di contribuire al successo degli scali».

L’iniziativa promossa dall’Università di Pisa – viene fatto rilevare – nasce con la volontà di «dare continuità al lavoro realizzato a Livorno attraverso il progetto “Il porto delle donne” valorizzando e facendo conoscere il lavoro delle donne nei porti, favorendo una riflessione scientifica sul valore aggiunto da queste portato nell’ambito dell’organizzazione del lavoro».  È da aggiungere che, parimenti, si intende favorire negli studenti e nelle studentesse «una maggiore conoscenza del porto e del lavoro portuale». Con tutti i cambiamenti del caso: «In passato la merce veniva movimentata “a braccia”, con una grande richiesta di forza fisica, oggi grazie all’evoluzione tecnologica è egualmente accessibile a uomini e donne». E tuttavia «permangono stereotipi culturali e pregiudizi che tendono ancora a far pensare questo lavoro un universo esclusivamente maschile»…

Illustrando l’identikit del progetto viene rimarcato che «ad oggi Il porto di Livorno è all’avanguardia in Italia per il lavoro femminile: la percentuale di lavoratrici portuali è superiore alla media nazionale». In questo senso viene ricordato che la storia del lavoro femminile a Livorno è «legata alla Compagnia portuale che nel 1982, grazie alla lungimiranza dell’allora console Italo Piccini, avviò le prime tre lavoratrici al lavoro portuale e che ad oggi costituisce la realtà lavorativa con maggiori presenze femminili».

È nel Polo dei sistemi logistici di Livorno che è nato il progetto: sono state messe a bando cinque borse di studio vinte dagli studenti  Matteo Bellini, Giovanni Razzauti, Leonardo Palmerini, Christian Pugliese e Arsen Parsegov. Intervisteranno testimoni privilegiati sia nella comunità portuale sia fra le lavoratrici per comprendere – è stato detto – l’evoluzione storica della presenza delle donne nei porti e le opportunità di miglioramento in termini organizzativi, economici e strategici. Il lavoro degli studenti si concluderà con un convegno finale in cui sarà riportato l’esito del lavoro realizzato. Obiettivo: allargare alle nuove generazioni la conoscenza relativa al lavoro che le donne svolgono nei porti e promuovere una riflessione scientifica sui possibili miglioramenti organizzativi da intraprendere per rendere più inclusivo questo lavoro.

Pubblicato il
30 Aprile 2026

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