Mai così tanti premi di laurea tutti insieme: 100, sono dell’Agenzia cybersicurezza
Il sistema Italia sta provando a cercare talenti, ma altrove li pagano di più

L’immagine con cui l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale lancia i 100-premi di laurea
ROMA. Non si era mai visto che in Italia – dove abbiamo i “cervelli” ma non la voglia di pagarli a dovere, semmai pretendendo che si contentino di stage, promesse e benevolenza – qualcuno mettesse sul tavolo un pacchetto da mezzo milione di euro per finanziare premi di laurea. Non pingui in sé (5mila euro a testa) ma mai così numerosi (cento). Li mette sulla rampa di lancio l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, creata cinque anni fa dal governo Draghi costituendo un polo unificato al posto di 23 differenti soggetti, ciascuno dei quali fino a quel momento si occupava di un pezzettino di qualcosa.
Una scelta arrivata con grande ritardo. «Sia l’Italia che l’Europa hanno dormito negli ultimi vent’anni e ora ci troviamo a dover recuperare un ritardo molto importante»: l’ha detto, secondo quanto riportato da “Wired”, il primo direttore dell’Agenzia, Roberto Baldoni, dalla tribuna di “Cybertech Europe” nel 2022.
Ma lasciamo per un attimo da parte la patata bollente dei ritardi. Il bando va in cerca di 100 brillanti laureati «con tesi nel settore della cybersicurezza discusse nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 luglio 2025» in una delle università italiane. L’obiettivo è dichiarato esplicitamente: «valorizzare i percorsi di formazione universitaria orientati verso la cybersicurezza e di incentivare la prosecuzione degli studi e la specializzazione in tale ambito».
Il ventaglio è quanto più ampio possibile: il voto finale dev’essere «non inferiore a 105»; non è indicata una disciplina, dunque va bene qualsiasi facoltà o dipartimento ma è semmai l’argomento a dover rientrare fra «le 18 subaree tematiche dell’Agenda di Ricerca e Innovazione per la Cybersicurezza 2023-2026».
Ci si fa avanti, se in possesso dei requisiti, trasmettendo la domanda all’e-mail acn@pec.acn.gov.it entro le ore 14 del prossimo giovedì 18 giugno. Meglio dare prima un’occhiata all’avviso ufficiale di selezione: lo trovate, insieme al link al modulo da compilare per fare domanda, come link alla pagina https://www.acn.gov.it/portale/w/avviso-selezione-assegnazione-premi-laurea-cybersecurity
L’Agenzia si premura di precisare che «la candidatura dovrà essere inviata mediante trasmissione del modulo di cui all’allegato 1 dell’avviso di selezione, in formato pdf, unitamente agli allegati previsti dall’articolo 3 dell’avviso». Specificando: «l’e-mail dovrà riportare il seguente oggetto: “Premio di laurea – Prima edizione”». Chi avesse bisogno di informazioni o chiarimenti riguardo al bando può mettersi in contatto con l’indirizzo e-mail formazione@acn.gov.it (fino a dieci giorni prima della scadenza del termine per la presentazione delle domande, anche in questo caso «indicando nell’oggetto della comunicazione la dicitura “Premio di laurea – Prima edizione”»).
Dietro tutto questo, dicevamo, c’è il tentativo di recuperare quanto possibile del ritardo con cui l’intero sistema Paese si sta muovendo: un dossier di Startmag indica una stima di qualche tempo fa proprio dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale per la quale in Italia «mancano centomila esperti di sicurezza informatica». È un problema che non è limitato all’Italia, visto che in tale rapporto si citava il “2022 Cybersecurity Skills Gap Global Research Report” di Fortinet che mette in risalto come su scala mondiale tre aziende su cinque abbiano difficoltà a trovare personale qualificato nel campo della cybersicurezza.
Il dossier segnala che l’esistenza di «125 programmi di istruzione superiore in venticinque Paesi europei che rispondono ai requisiti dell’agenzia per la formazione sulla cybersicurezza». E in Italia? «Sono diciassette, principalmente master.
E c’è anche un ulteriore problema che si somma alla «evidente carenza di talenti» e al «divario tra preparazione universitaria (formazione teorica) e necessità aziendali (competenze pratiche)», riguarda gli standard delle retribuzioni: all’estero pagano di più, dunque gli esperti italiani fanno la valigia e spesso vanno altrove, quelli stranieri reputano il nostro Paese poco attrattivo dal punto di vista dei compensi. Le cifre: il report dell’Economic Research Institute indicava una retribuzione lorda media «attorno ai 66mila euro» per un “cybersecurity specialist” nel 2021, all’estero si superano anche i 100mila euro. Sulla stessa lunghezza d’onda, dice Startmag, è anche una analisi del centro studi Tim: soppesato il fatto che nel nostro Paese il caro-vita è un po’ più basso che altrove e che invece il “cuneo fiscale” è maggiore, al tirar della riga del totale il potere d’acquisto in termini reali «risulta del 50% inferiore» qui da noi rispetto a quanto avviene per il medesimo profilo in campo cybersicurezza in quattro Paesi di riferimento.
Sempre Startmag indica che questo problema degli standard retributivi vale anche per l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha avuto problemi a trovare candidati.











