Gariglio: Livorno è “porto” e “porta”, da qui si scopre la Toscana
Scontro fra il prefetto («declino choc») e il sindaco («macché, siamo rinati»)

Matteo Savelli, presidente di Porto Livorno 2000
LIVORNO. La riforma dei porti non è una forbiciata alle Autorità di Sistema ma una sinergia con una regia a livello centrale: parola del viceministro Edoardo Rixi, l’uomo che nella roccaforte leghista del ministero delle infrastrutture guidato da Matteo Salvini ha in mano davvero l’operatività reale e la bussola strategica. È ovviamente una sottolineatura dovuta, quella che fa nel videomessaggio nelle battute di apertura all’ “Italian Cruise Day” che ha tenuto banco a Livorno. Poi una sorta di rivendicazione: «Siamo riusciti a mantenere la centralità del Mediterraneo».
Anche questo è importante sotto il segno del mercato turistico. Già che qui siamo a parlare di crociere, Rixi indica «un incremento importante all’interno della fase positiva della crocieristica nei porti made in Italy». Quanto ai numeri specifici, per Livorno la stima che quest’anno arriverà a 815mila crocieristi con 421 toccate nave: sono i dati che rende noti Matteo Savelli, presidente di Porto Livorno 2000. Aggiungendo poi: la società di gruppo Onorato e Msc che ha in mano il porto passeggeri di Livorno “vale” una dozzina di milioni di euro, metà come costo del lavoro e il resto come spese per servizi, gli uni e gli altri hanno ricadute sull’economia livornese.
Più 15% di accosti nei primi 9 mesi di quest’anno
Non potrebbe esserci assist migliore per dar credito all’impostazione che dà il presidente dell’Authority labronica, Davide Gariglio, mettendo invece in fila non tanto le stime quanto i numeri reali nei primi nove mesi di quest’anno e nell’intero sistema dell’Alto Tirreno: 670mila persone (più 4%), 333 accosti (con «un salto del 15%» rispetto all’analogo periodo dello scorso anno). Dunque: «Numeri che ci danno grande soddisfazione». Da Palazzo Rosciano, sede dell’ente portuale livornese commentano: queste cifre segnalano «la portata di un fenomeno che coinvolge non soltanto il porto, ma un’intera rete di servizi e operatori del territorio».

Davide Gariglio, presidente dell’Authority livornese
Livorno è “porto” e “porta”: Gariglio indica le banchine labroniche come «l’accesso a un territorio che custodisce uno dei più grandi patrimoni artistici e culturali del mondo: vogliamo dare a armatori e compagnie di crociera l’opportunità di conoscere la nostra città e di rendersi conto delle potenzialità della Toscana».
Del resto, Roberto Petri, numero uno di Assoporti, l’organizzazione di categoria che raggruppa le istituzioni portuali, mette l’accento proprio su un «valore aggiunto impalpabile: la gente che sbarca diventeranno il tramite per far arrivare anche lontanissimo da qui quel che hanno visto con i loro occhi, come si sono sentiti accolti». Potremo riassumerlo con le parole di Giuseppe Amoruso, presidente del terminal crociere di Salerno: «Più che acchiappare il turista una volta, a me interessa dargli motivi perché non veda l’ora di ritornare».
Gariglio: manca un terminal crociere all’altezza della Toscana
Il presidente dell’ente portuale livornese dice di voler mostrare un’attenzione particolare alle compagnie piccole e medio-piccole: sono crociere di nicchia, profilate su una clientela che ha «una capacità di spesa molto alta e può dare un contributo significativo alla ricchezza della città».
Ma “Port News”, giornale online dell’Authority di Palazzo Rosciano, insiste a far notare che Gariglio sottolinea che «resta però un nodo da sciogliere: quello dell’accoglienza». Il che significa: l’ente portuale è «fermamente convinto di dover fare tutto ciò che è possibile per migliorare l’accoglienza». Il problema è sempre lo stesso: «Oggi manca un terminal crociere all’altezza della Toscana». Come sempre, comunque, Gariglio si mette in modalità mediazione, niente strappi: «Confrontandoci tutti insieme potremo uscire più forti, con più cose da fare: è su questa base che ci stiamo muovendo».
Livorno, il prefetto e il sindaco di nuovo ai ferri corti
Però il palcoscenico dell’appuntamento-clou dell’industria crocieristica nazionale è anche il round per l’ennesimo scontro istituzionale a Livorno fra il prefetto Giancarlo Dionisi e il sindaco Luca Salvetti, indipendente alla guida di una giunta di centrosinistra. Mancano pochissimi giorni al momento in cui il prefetto lascerà il Palazzo del Governo che rappresenta anche architettonicamente l’autorità di Roma sul territorio. Però non se ne andrà via da Livorno: il governo lo ha nominato commissario straordinario per la realizzazione della Darsena Europa.

Da sinistra il sindaco di Livorno Luca Salvetti e il prefetto Giancarlo Dionisi: quest’ultimo è anche commissario per la Darsena Europa
Dionisi – che Salvetti accusa senza tanti giri di parole di fare da riferimento del centrodestra locale – è andato giù duro contro la visione di Salvetti, che da tempo tiene a presentare una Livorno rinata. A giudizio del prefetto, proprio no: anzi, Livorno ha una fame disperata di lavoro («dagli enti assistenziali mi segnalano una crescente povertà»). Ma non è tutto: aumenta il ricorso al credito per «tamponare le falle delle esigenze basilari quotidiane» e si è di fronte a «difficoltà sul fronte abitativo» disegnate con i connotati di «una reale emergenza».
Una sfilza di «segnali di sofferenza» che il prefetto indica nella sua requisitoria. E siccome questa è una platea che si occupa di crociere, Dionisi colpisce anche quella parte di narrativa di Palazzo Civico che guarda con estrema attenzione al turismo, soprattutto crocieristico, come una realtà in fase di rilancio positivo. Al contrario, il prefetto torna a battere il tasto consueto: ma quanta di questa ricchezza resta a Livorno? Dito puntato contro una attività che, a suo parere, si limita a vedere Livorno come una banchina sulla quale si scende a terra per poi fuggire altrove. Altra stoccata che tutti capiscono diretta al sindaco: «Cedere all’autocelebrazione rischia di ritardare le risposte»
La Darsena Europa è invece la possibilità dello sviluppo: anzi, – aggiunge – creando più spazi in porto potrà favorire anche «maggiori spazi per le crociere». Ma la sottolineatura in più è un’altra: Dionisi prefigura anche una sorta di Darsena Europa 2 che allarghi la portata del progetto adesso in pista.
Il sindaco Salvetti va al contrattacco: la blue economy manda segnali molto positivi per Livorno. Poi acchiappa al volo il videomessaggio del viceministro Rixi per dire che anche a Roma si sono accorti di quanto si sta muovendo a Livorno: «Mi dispiace che il prefetto non l’abbia colto, forse la sua visione è rimasta cristallizzata al 2018». Non è una data a caso: siamo nell’ultimissima fase dei Cinque Stelle a Palazzo Civico.
Lo ripete citando il recente report della Camera di Commercio in cui, relativamente all’economia del mare, la provincia di Livorno sale al secondo posto. Torna a ribadire che le presenze turistiche sono aumentate dell’80% e che la stessa Porto Livorno 2000 precisa che il 27-30% dei crocieristi resta in città. A ciò si aggiungano la Biennale del Mare e il fatto che «lo scorso anno nella sfida per il titolo di “capitale del mare” siamo arrivati secondi dietro a Ravenna».
Le crociere un peso per la città senza portare niente? No, ribatte Salvetti: c’è una questione di mantenere gli occhi aperti sulla compatibilità ambientale ma – avverte – «facciamolo senza demonizzare il turismo».
Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, arriva a dar man forte al sindaco (che appartiene al suo stesso schieramento): «Livorno si sta trasformando, diventa un polo attrattivo: si pensi alla Fortezza Vecchia, al quartiere Venezia con uno dei musei civici più belli del Paese, alla riscoperta dei Fossi».











