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Un fiume di soldi sui porti del Marocco: cooperiamo anziché competere

Il logo dell’intesa fra Ontm e la portualità marocchina

ROMA. L’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare (Onmt) – al cui timone sono stati appena riconfermati Roberto Minerdo come presidente e Federico Ottavio Pescetto come vice e direttore generale – ha scelto di puntare sulla cooperazione tra Italia e Marocco: anche perché «il Mediterraneo dei porti ha un nuovo baricentro, e non si trova sulla sponda nord». La riprova sta in due flash segnalati nell’ arco di poco più di due mesi dal quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore”: l’uno in agosto con la consacrazione di Tanger Med come primo scalo del bacino; l’altro pochi giorni fa con il governo di Rabat che ha messo sul tavolo 62 miliardi di dirham, l’equivalente di 5,6 miliardi di euro, tra Nador West Med e Tanger Med 3.

Non è una notizia “lontana”, dice l’Osservatorio: «Ogni container che cambia rotta, ogni terminal Gnl che si accende, ogni nave che allunga il viaggio intorno al Capo di Buona Speranza ha effetti diretti sull’ecosistema marino comune e sulla competitività dei nostri scali», dice Sergio Prete, delegato per la portualità dell’ Osservatorio, segnalando che «anche per questa ragione l’Onmt ha firmato una intesa con l’Organismo per le relazioni industriali e commerciali del Marocco in Italia: trasformare una concorrenza percepita in un terreno di cooperazione».

L’analisi si fonda sull’analisi di alcune cifre: nel 2025 Tanger Med ha movimentato 11,1 milioni di teu (più 8,4%) e il record di 161 milioni di tonnellate (più 13,3%), secondo i dati NextMed, Srm e Assoporti ripresi dal quotidiano. Alle spalle ha oltre 3mila ettari di aree industriali e logistiche e più di 1.500 imprese.

C’è pure una seconda fase in cui si nota un innalzamento dell’asticella. Pensiamo a Tanger Med 3: aggiungerà – viene fatto rilevare – 1.200 metri di banchine e 4,5 milioni di container l’anno, con concessione a Maersk-A.P. Moller così che a fine lavori avrà una capacità complessiva di 20 milioni di container (e «l’ambizione dichiarata di entrare tra i primi dieci porti al mondo»).

Pensiamo anche a Nador West Med: al quartiere generale di Onmt lo indicano come «il tassello più interessante per chi guarda al mare». Ha alle spalle un investimento da 54 miliardi di dirham, cioè circa 5 miliardi di euro: il primo terminal container da 3,5 milioni di unità «sta per entrare in esercizio», il secondo da 1,8 milioni è «atteso ad aprile 2027». Senza dimenticare che ha l’idea di presentarsi sul mercato «anche come polo energetico:

  • terminal idrocarburi con stoccaggio potenziale di 4 milioni di metri cubi;
  • terminal Gnl fino a 5 miliardi di metri cubi l’anno;
  • banchine per rinfuse solide e merci varie».

L’Osservatorio individua un disegno chiaro: «Tanger Med piattaforma globale, Casablanca gateway economico, Nador West Med polo industriale ed energetico, Dakhla Atlantique proiettata verso l’Africa e il Sahel». Sotto il segno di «una visione pluridecennale, guidata dal centro».

Viene sottolineato che, dal punto di vista della tutela del mare, quel che sta avvenendo con questo balzo in avanti del Marocco è «un’occasione per l’intero bacino: nuove infrastrutture progettate oggi possono nascere già con gli standard ambientali più avanzati, e diventare un modello per il Mediterraneo». Ecco come:

  • Energia per la transizione. Il terminal Gnl di Nador, «fino a 5 miliardi di metri cubi l’anno», rafforza «la sicurezza energetica dell’area e apre spazio a protocolli condivisi di monitoraggio delle acque e prevenzione ambientale».
  • Porti verdi. La nuova generazione di terminal può puntare da subito su «elettrificazione delle banchine e carburanti alternativi, in coerenza con l’ “area Eca” per ossidi di zolfo (SOx) e particolato, entrata in vigore il 1° Maggio 2025».
  • Navigazione più coordinata. Lo Stretto di Gibilterra è uno dei passaggi più trafficati al mondo: la crescita dei traffici è l’occasione per «rafforzare la collaborazione tra autorità marittime delle due sponde».
  • Lavoro e competenze. La richiesta del re marocchino di accelerare la formazione sui nuovi mestieri trova Ontm «pienamente d’accordo: giovani preparati sono la migliore garanzia per un mare tutelato».

Queste le parole del presidente di Onmt, Roberto Minerdo: «La lezione marocchina è di grande ispirazione e mostra come la scala cresce quando porto, industria, energia e formazione avanzano insieme. Un modello da cui l’Italia può trarre spunti preziosi e con cui può dialogare da pari, mettendo in campo le proprie eccellenze».

Così il commento del direttore generale di Ontm, Federico Pescetto: «Il protocollo d’intesa tra Ontm e l’Organismo per le relazioni industriali e commerciali del Marocco in Italia nasce dalla semplice constatazione che l’Italia ed il Marocco condividono lo stesso mare, e le scelte di uno ricadono sull’altro. Meglio governarle insieme che subirle».

Secondo quanto viene sottolineato, l’accordo apre un canale stabile su quattro fronti:

  • scambio di dati e buone pratiche su monitoraggio ambientale, gestione dei rifiuti portuali e prevenzione dell’inquinamento;
  • formazione congiunta sui nuovi mestieri del mare, in linea con la richiesta emersa a Rabat;
  • accompagnamento delle imprese italiane interessate alle zone industriali e logistiche di Tanger Med e Nador West Med, con attenzione agli standard ambientali;
  • iniziative comuni di sensibilizzazione e ricerca sulla tutela dell’ecosistema mediterraneo.

L’Osservatorio vede per le imprese italiane un messaggio concreto: «Le piattaforme marocchine – si afferma –non sono solo concorrenti dei nostri scali: sono anche mercati, catene di fornitura e opportunità di investimento. Il protocollo vuole essere il ponte attraverso cui queste opportunità si colgono nel rispetto del mare».

Se è vero che il Marocco descrive Tanger Med e Nador West Med come complementari anziché duplicati, «la stessa logica vale tra le due sponde». Da un lato, l’Italia porta «competenze industriali, ricerca marina e una lunga tradizione marittima»; dall’altro, il Marocco porta «capacità d’investimento, visione e rapidità di esecuzione». Come dire: mettendosi insieme, i due Paesi «possono fare molto». Lo sottolinea Minerdo: «La crescita dei traffici e la tutela del mare possono andare di pari passo. Il protocollo tra Ontm e l’Organismo marocchino nasce proprio per dimostrarlo: un primo passo concreto verso un Mediterraneo più connesso

Pubblicato il
3 Novembre 2026

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