Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

E nel porto labronico l’amarezza delle piccole cose

LIVORNO – Dicono che sono chiacchiere d’agosto e forse è vero. Però è anche indubbio che in questi ultimi giorni dell’estate si è parlato molto – a ragione o a torto – dei traghetti e delle crociere sul porto labronico.
[hidepost]Si dirà: la lingua batte dove il dente duole. Ma il fatto è che mai come quest’estate si sono verificati problemi, disservizi e relative lamentele. Per almeno due volte alcuni traghetti di una compagnia importante per Livorno, la Moby, hanno avuto difficoltà varie – avarie, ritardi, dirottamenti altrove (su Piombino). Per alcune navi da crociera si è ripetuto il problema dei disservizi a terra. In particolare si è scatenata la polemica tra ACI e Comune sugli ingorghi che si sono creati alle uscite dal porto in coincidenza con i flussi di turisti sbarcati dalle navi. E a quanto pare l’apertura – anche se parziale e limitata – del varco Zara proprio per i flussi dei croceristi non ha risolto le cose. Se si aggiunge il pesante disservizio che è nato dallo spostamento della biglietteria dei traghetti Toremar in un bugigattolo poco più grande di un magazzino delle scope – spostamento avvenuto in piena stagione turistica, quando sarebbe bastato aspettare un mese per far le cose senza creare enormi disagi sia al personale che ai turisti – si ha il quadro di un porto dove anche la più semplice delle decisioni operative può essere sottoposta a un milione di veti incrociati o di conflitti di competenze.
A fronte di tutto questo le chiacchiere dell’estate si sono concentrate non sulla soluzione dei tanti piccoli problemi accennati, ma sulle grandi strategie delle poltrone. Sulle cene “segrete” al Castellaccio si è ricamato per giorni: e il pissi-pissi-bao-bao si è concentrato sulla eventualità di “golpe” autunnali per la Porto 2000, con ipotesi di un cambio della presidenza sponsorizzato sia dal partito egemone a Livorno sia dallo stesso vertice dell’Autorità portuale. Insomma, di tutto e di più: meno la dichiarata volontà di occuparsi delle piccole cose che fanno funzionare le grandi cose. Detto così, non è amaro?
Antonio Fulvi

[/hidepost]

Pubblicato il
28 Agosto 2013

Potrebbe interessarti

Calci agli zoppi (e alla Zim)

“Agli zoppi, calci negli stinchi!”. L’ironica e amara battuta è tutta livornese: e ci è tornata in mente nel leggere il compendio statistico dell’Avvisatore Marittimo sui traffici portuali 2025, con il relativo richiamo del...

Leggi ancora

Navi monster, porti nani

Come sempre, le recenti considerazioni del maritime consultant Angelo Roma, nostro importante collaboratore, sul gigantismo navale nel settore dei teu innescano per ricaduta altre considerazioni: quelle sulle strutture della logistica teu, a cominciare dai...

Leggi ancora

Pensieri oziosi sulla Riforma

Scritte a caldo, anzi sul bruciore derivato dalle prime anticipazioni, arrivano a raffica le fucilate sulla riforma dei porti: ovvero l’attesa, auspicata riforma della riforma riformata. Siamo al terzo passaggio e questa volta non...

Leggi ancora

Rigassificatori e logica

Prendiamola larga per un attimo: da Eraclito a Zenone, fino ad Aristotele, la logica è quella dottrina che chiarisce i meccanismi consequenziali. Se mi avete seguito nello sproloquio, converrete con me che il recente...

Leggi ancora

Quando il saggio saggia

Ci sono a volte, nel comportamento delle persone, scelte difficili da fare: ma una volta fatte, non è difficile spiegarle. È il caso, per la nostra realtà livornese, delle dimissioni del maritime consultant Angelo...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio