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LIBRI RICEVUTI – Franco Magazzù L’epopea dei transatlantici (Edizioni Youcanprint)

Questo è un libro d’un amico; e per di più, su un tema che mi tocca personalmente nei ricordi e nei rimpianti. Quindi dovrò fare doppia fatica ad essere obiettivo, come si conviene per una recensione. Ci provo.
L’epopea dei transatlantici, con la consueta precisione rievocata da Franco Magazzù in 200 pagine ricche anche di schede, foto e di un racconto d’una sua esperienza a bordo, tratta dell’evoluzione e del declino delle navi passeggere italiane tra il 1860 e il 1980. Tutto sanno, o dovrebbero sapere, che i transatlantici italiani erano tra i più belli, lussuosi e ricercati del mondo. E tutti sanno o dovrebbero sapere che ad ucciderli non è stata la concorrenza di altri transatlantici, ma quella dell’aereo passeggeri. Forse un torto le grandi società di navigazione italiane negli anni ’80 l’hanno avuto: non si erano accorte del pericolo aereo ed hanno insistito caparbiamente fino all’ultimo nel mettere in linea navi splendide, vere opere d’arte arricchite da altre opere d’arte, ma drammaticamente fuori dalla realtà perché destinate a collegare continenti, non a crociere più o meno di relax.
[hidepost]Insistettero con i lenti collegamenti in una realtà che ormai “copriva” via aerea il viaggio tra Napoli e Sidney di 26 ore invece che nei 26 giorni per mare. Oggi si torna a viaggiare per mare, in cabine di lusso e con tante comodità, negli stessi tempi tra Napoli e Sidney (o verso i Caraibi) ma il criterio è un altro: è quello della crociera, cioè di splendidi alberghi viaggianti dove il mare è solo intravisto, percorso di notte e quasi mai capito nella sua bellezza. E’ un mezzo, non un fine.
Il viaggio sui transatlantici era invece un vero viaggio, come potevano concepirlo i grandi uomini di cultura dell’ottocento, che una volta almeno nella vita facevano il “grand tour” (Goethe con “Viaggio in Italia”, De Sade con “Juliette”, Simon Bolìvar con il suo “Roma” etc.). Era, come racconta Magazzù, insieme un’avventura e una scoperta. Sia pure nella rigida suddivisione di caste economiche – c’erano tre classi, come nelle ferrovie d’un tempo, assolutamente non comunicanti l’una con l’altra – si viveva per settimane in un mondo alla fine del mondo. Un ricordo personale: quando già l’epopea dei transatlantici volgeva alla fine, la mia famiglia fece la traversata da Napoli a Sidney sulla bellissima “Galileo Galilei” – rotta circumnavigando l’Africa – perché mio padre aveva preferito la nave – da buon ufficiale di marina militare in pensione – nell’andare a coprire la carica di console d’Italia a Brisbane. E fu un viaggio bellissimo, lunghissimo, pieno di tutta l’umanità che poteva nascere in una grande e bella nave isolata dal mondo e piena ancora degli antichi riti del mare.
Scusatemi, ho divagato. Il libro di Magazzù è come sempre documentatissimo, illustrato anche con rare foto di interni delle navi più lussuose, ricco di schede anche sui cantieri che costruirono le navi più belle e invidiate. E’ anche un libro per i giovani: affinché imparino così è stata sul mare la nostra povera emigrazione, non solo ai tempi del “Mare Nostrum” o dei grandi esploratori alla Colombo e Vespucci.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
3 Ottobre 2015

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