Visita il sito web
Tempo per la lettura: 3 minuti

“Se andar per mare è leggenda…” (Tonino Chiesa e i recuperi marittimi)

Storia di una famiglia ma anche di un mestiere leggendario – Dai risicatori ai salvataggi navali fino alla tradizione della lavorazione del corallo

LIVORNO – Il sangue non è acqua, dicono i vecchi proverbi: e una città nata relativamente tardi per la storia italiana – nel 1600, quindi una città giovane – per di più con il “peccato originale” delle leggi livornine che davano garanzia d’impunità a quasi tutti purché vi si trasferissero, non può che avere una storia costellata di grandi avventure e grandi avventurieri. Nacque la leggenda (che poi non è stata tanto leggendaria…) del “Se vuoi fare quello che vuoi, vai a Livorno”, con il corollario: “La legge a Livorno vale un giorno”. Altro che grida manzoniane: come scrisse con la sua consueta verve ben documentata Oriana Fallaci nel suo “Un cappello pieno di ciliegie” (libro che consiglio a tutti coloro che desiderano conoscere la Livorno ottocentesca, i suoi profumi e il suo modo di vivere), Livorno era un mondo di cappa e spada. O almeno, di coltelli, vele e salmastro.
[hidepost]Lunga premessa, d’accordo. Ma vale la pena anche per ricordare la mostra curata dalla Fondazione Antonicelli nel Palazzo del Portuale (24 marzo – 7 aprile 1984) dal titolo “Se andar per mare è leggenda…”, sottotitolo ancora più esplicativo: “Tonino Chiesa e i recuperi marittimi a Livorno”. E rilanciare il ricordo di personaggi che fecero l’epopea portuale livornese, proprio nell’anniversario della fondazione della città, 19 marzo 1606, allora definita “ideale”.
I Chiesa, scrisse allora nella presentazione della mostra Paolo E. Fornaciari “sono una famiglia marinara”, arrivata da Recco nell’ottocento e subito ben integrata. Antonio Chiesa, detto Tonino, entrò presto nella band of brothers (detto alla Nelson) dei risicatori, che andavano a bordo delle navi in arrivo sul porto già al largo dalle dighe per conquistare il diritto di scaricarle. Storia e leggenda si confondono, come spesso accade. Il Chiesa fu anche tra i primi, all’inizio del novecento, a tentare moderne forme di organizzazione cooperativistica per regolamentare il lavoro e diminuire gli atti di … pirateria tra risicatori e facchini. Un suo consorzio, creato alla vigilia della nascita del Pci a Livorno, ebbe vita breve ma aveva lanciato il seme. E poi Tonino era un marinaio d’abbordaggio: fu quasi naturale per lui cominciare anche un lavoro di salvataggio e recupero di navi e navicelle nei frequenti naufragi del tempo, fino ad armare uno dei primi rimorchiatori. Lunga storia, che sfocia nella resistenza, nella nascita della Compagnia lavoratori portuali e infine nel germogliare di quel seme dei rimorchi e dei salvataggi che fu poi coltivato e fatto crescere dalla famiglia di Tito Neri.
La bella mostra, ricca di fotografie e con didascalie di altrettanto interesse, sui tanti salvataggi e sui metodi che si usavano allora rimane un evento anche oggi. Da ricordare che la storia dei risicatori e delle imprese di salvataggio si è incrociata più volte con quella dei corallari, che a Livorno avevano la loro tradizione. Per lunghi anni l’alto Tirreno fu un “pascolo” ricco per i corallari, che cercavano il tesoro rosso sia al largo della Meloria che alle secchie di Vada e lungo la costa orientale sarda, fino a spingersi sull’isola della Galite, a nord della Tunisia.
Una storia nella storia, questa dei coralli: che alcune intraprendenti famiglie (molte delle quali di origine ebrea) cominciarono a lavorare proprio a Livorno, fino ad inaugurare una tradizione che cedette solo dopo lunghi anni ad altri centri del sud Italia. Oggi c’è chi sul corallo livornese e la sua storia sta tentando con tenacia – e qualche delusione – di mettere su un piccolo ma ricco museo, possibilmente in Fortezza Vecchia. Maria Teresa Tallarico è una donna che non molla facilmente e a cicli alterni ci riprova. Noi, speriamo che se la cavi. E che questo museo della Livorno artigiana dell’arte corallina riesca davvero a regalarcelo.
Antonio Fulvi

[/hidepost]

Pubblicato il
26 Marzo 2016

Potrebbe interessarti

Livorno: leviamo i levatoi!

D’accordo, ora che il guaio è successo – ponte levatoio bloccato, porto industriale isolato, tutti improvvisamente a maledire l’assurdo snodo del Calambrone – finalmente La mia non è più vox clamantis in deserto: e...

Leggi ancora

Il dito e la Luna

La guerra all’Iran, una delle tante feroci guerre in corso, ha dunque colpito in pieno il lato debole dell’economia nazionale, i flussi d’energia. Gli analisti di tutto il mondo hanno chiarito – come ha...

Leggi ancora

…Eppur si muove?

Il ponte dei sospiri, sulla foce del Calambrone a Livorno, sembra finalmente nella fase di sospirata riscoperta della sua priorità. Al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani va riconosciuto che nel recentissimo incontro con...

Leggi ancora

Meglio Tardino che mai

Non ci rimane che riderci sopra. A Palermo, dopo più di un anno, le forze politiche hanno smesso di scannarsi tra loro e finalmente hanno concordato sul nome del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema...

Leggi ancora

Ets, masochismo o ignoranza?

Nel recente incontro a Roma sulla pianificazione europea dei trasporti marittimi – riferisce un approfondimento della “Federazione del mare” – il presidente di Confitarma, Mario Zanetti, ha evidenziato come la decarbonizzazione sia un obiettivo...

Leggi ancora

Sul ponte dei sospiri

No, non scrivo su quello di Venezia. Ce l’abbiamo anche noi a Livorno il ponte dei sospiri: anzi, quattro ponti dei sospiri, come scrive il direttore riportando l’accordo sottoscritto a Firenze, sul tavolo della...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio