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Achille la tartaruga e PIM

PIOMBINO – Il sasso in piccionaia è arrivato da Genova, dove Ship2Shore ha sparato papale papale che il progetto Piombino è un pieno fallimento e addirittura che uno dei soci di PIM, il Cantiere San Giorgio genovese, sarebbe nelle mire (acquisizione ostile?) di Fincantieri. Qui, dalla periferia, ci si chiede delle due l’una:  o sono balle sparate per “stanare” la notizia, o se c’è fumo, qualche arrosto deve pur esistere.

Il comunicato che riportiamo qui a fianco conferma che il progetto soffre di quel male largamente diffuso in Italia che si chiama semplificando “burocrazia”- con il picco nel famigerato codice degli appalti. Poi, applicando la vecchia massima del divo Andreotti secondo la quale a pensar male si fa peccato ma spesso s’azzecca, si potrebbe anche ipotizzare che a certi ambienti genovesi farebbe molto comodo il fallimento dell’operazione PIM; in particolare per le demolizioni delle navi militari obsolete, sulle quali Genova insiste da sempre. Chi ha seguito la vicenda sa bene che quelle demolizioni, che sembravano un business, si sono poi rivelate un’impresa da rimetterci anche le penne, per cui PIM – se non cambieranno i termini della vicenda – ci punta molto meno. Anzi, non ci punterebbe affatto.

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Rimane aperto il discorso del cantiere di refitting e riparazioni. Qualcuno ricorda che a Piombino sono stati trasferiti proprio da Genova, zitti zitti, i “cassoni” che avevano rimesso in galleggiamento il relitto della Costa Concordia al Giglio. Per demolirli? O per farci, come qualcuno aveva ipotizzato, un bacino galleggiante da utilizzare appunto per refitting e riparazioni? I venti o più giganteschi cassoni (sponsons) sono arrivati a Piombino nel febbraio dell’anno scorso, quindi sono lì da un anno e mezzo, né demoliti né “lavorati”.  Per farci? C’è in effetti nel Tirreno una serie di bacini galleggianti, come conferma anche l’iniziativa in corso a Napoli di comprarne uno da 300 metri. A Livorno riparte la gara – piena di incognite specialmente per il relitto del “bacinone”, forse irrecuperabile – che vede in pole position Benetti, ma non è detto. E il mancato completamento dei lavori sulle banchine di Piombino – citato nel comunicato PIM – sembra l’ennesimo siluro sparato contro l’Autorità di sistema. Che replica sostenendo di non aver ancora avuto il progetto definitivo di PIM, sollecitato proprio nei giorni scorsi. Insomma, alle solite: la tartaruga va più veloce di Achille nel celebre paradosso di Zenone; ma a quanto pare va anche più veloce delle autorizzazioni a chi vuol fare impresa, e vorrebbe bruciare i tempi. O no?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
15 Settembre 2018

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