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Sfida dei porti italiani sulle norme Ue doganali

Solo in via telematica i dati relativi alla sicurezza nell’import e nell’export – Incontri con gli operatori, ma il comparto è in ritardo

ROMA – E’ l’ennesima rivoluzione annunciata, che in linea di principio dovrebbe snellire, velocizzare, facilitare tutte le operazioni doganali nei porti e negli aeroporti sul piano della sicurezza.

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Dal 1º gennaio prossimo tutti gli operatori dell’import ed export dovranno dialogare on line con gli uffici doganali sia centrali che periferici sulla base dell’emendamento sicurezza al codice delle dogane UE. Dovranno essere forniti prima delle effettive operazioni (partenze e arrivi dei carichi attraverso le frontiere comunitarie) tutti i dati previsti sulla sicurezza, con dichiarazioni sommarie per ogni singola partita, all’interno dell’attuale manifesto merci.

La dogana italiana è ben consapevole dello sforzo che sarà chiesto agli operatori e da qualche mese sta facendo, ove possibile, “training” con gli spedizionieri e le loro associazioni. La … patata bollente è in mano alla direzione centrale per le tecnologie che ha già avviato tavoli tecnici anche con autotrasportatori, terminalisti, spedizionieri doganali. Gli spazi di manovra non sono molti, perché le norme UE sono abbastanza rigide. Il problema semmai è che i tempi sono stretti e nella classica frammentazione delle categorie meno del 45% ad oggi è già in grado di fornire i dati telematici richiesti all’import e quasi la metà all’export. Considerato che sulle banchine italiane le operazioni che dovranno passare sul web sono circa 11 milioni all’anno e i soggetti operativi almeno 5 mila, è chiaro che sarà necessario un recupero record, un vero e proprio colpo di reni. E in caso di risultati parziali? Dopo il 1º gennaio le merci non certificate sul web per la sicurezza rischieranno di rimanere in banchina o a bordo, mandando a gambe all’aria tutto il sistema.

Qualche dato spingerebbe però a un (cauto) ottimismo. I porti del range ligure (vedi “Il sole 24 Ore) sono molto avanti, statisticamente vicini al 98%, seguiti da quelli della Toscana con il 94%. Per i containers, Gioia Tauro sembra l’unico hub italiano già in linea. Ma nell’export c’è ancora un’infinità di strada da percorrere in meno di due mesi.

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Pubblicato il
6 Novembre 2010

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