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Cinque giorni di Tir fermi

ROMA – Totale inefficacia, secondo Trasportounito, delle misure di garanzia che il Governo avrebbe dovuto fornire al settore del trasporto su gomma. In particolare il fallimento delle norme relative alla copertura dei costi di esercizio, ai tempi di pagamento e alla remunerazione dei tempi di attesa in teoria avrebbero trovato risposta nell’accordo del giugno 2010.

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Trasportounito, che, unica fra le Associazioni dell’autotrasporto, proprio quell’intesa aveva denunciato, rifiutandosi di firmarla e di vincolare il settore anche a una forzosa pace sociale, ha deciso di proclamare il fermo nazionale.

“Il deterioramento del mercato, la crisi finanziaria e gestionale in cui si dibatte la stragrande maggioranza delle imprese del settore, ma anche il rischio di forme di protesta incontrollabili, rendono improrogabile – ha affermato Franco Pensiero, presidente nazionale di Trasportounito – l’assunzione di decisioni estreme e di scelte gravi ma necessarie”.

L’Associazione di rappresentanza dell’autotrasporto, Trasportounito, in attesa della pronuncia del Consiglio Nazionale convocato per il giorno 16 aprile, ha quindi deciso il fermo nazionale del settore per cinque giorni, dal 16 al 19 maggio, chiamando anche le altre Associazioni di settore a una mobilitazione che una volta per tutte costringa il Governo e la committenza a farsi carico di scelte di mercato e di comportamenti coerenti. “Non vogliamo aiuti di carattere economico, bensì un quadro di regole che consenta la sopravvivenza, nella legalità, di un comparto che è l’asse portante dell’intero sistema trasportistico italiano. Le risorse economiche a pioggia, che non hanno strutturato il settore dell’autotrasporto, potrebbero trovare migliore destinazione nella scuola e nella ricerca perché l’autotrasporto deve trovare i soldi direttamente dal mercato. Questa la proposta di apertura del Consiglio Nazionale di Trasportounito.
“Senza pagamenti certi e garantiti, senza la remunerazione dei tempi di attesa e senza un quadro che consenta alle imprese di coprire i costi, la situazione del trasporto su gomma peggiorerà costantemente con conseguenze tanto imprevedibili quanto potenzialmente esplosive per il sistema economico italiano”. “Purtroppo, come avevamo previsto, le disposizioni contenute nell’accordo di giugno, si sono rivelate ad oggi impraticabili, inattuali e inaccessibili”.

“Ora si sta raggiungendo il punto di non ritorno – ha concluso Pensiero – l’autotrasporto è costretto a “subire” un codice della strada altamente repressivo, un aumento vertiginoso del carburante. E ancora il costoso e inapplicato Sistri, i divieti, le vessazioni della committenza in un mercato sempre meno trasparente e con negative conseguenze sulla sicurezza stradale.

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Pubblicato il
6 Aprile 2011

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