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Vittorio Marchi addio all’amico e storico del porto

LIVORNO –  Se n’è andato in silenzio, chiedendo con l’ultimo filo di voce la dignità di non fare funerali, di non essere di peso, di dimenticarlo. Eppure Vittorio Marchi, uno degli ultimi ex-politici della generazione livornese del più glorioso dopoguerra, è stato a suo modo un grande.

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E’ morto a 89 anni dopo una lunga, massacrante, incurabile agonia. E’ stato un grande anche nella morte. Come nella vita, che lo ha visto protagonista della ricostruzione  post-bellica della città nelle giunte del sindaco Bino Raugi, amministratore del giornale politico “L’Unità”, poi ancora impegnato culturalmente nelle ricerche storiche per la Camera di Commercio, infine conduttore di programmi radiofonici dedicati al porto di Livorno e nostro apprezzato collaboratore e notista.

Con Vittorio, che è stato a lungo un amico sincero, c’era un feeling tutto particolare, malgrado le nostre idee politiche fossero pressoché agli antitesi. Ma era impossibile non riconoscergli una capacità intellettuale di analisi e una correttezza professionale a tutto tondo. La sua passione per le cose del porto di Livorno veniva da lontano, da quando il nostro povero scalo era stato ridotto dai bombardamenti alleati e dai sabotaggi dei tedeschi in ritirata un cumulo di macerie. Fu tra i sostenitori della ricostruzione “alla moderna” e si battè a lungo contro i primi interventi che vollero ripristinare il vecchio assetto dello scalo senza tener conto – anche allora la burocrazia era più forte delle idee innovative – delle nuove esigenze dei traffici e delle navi moderne. Negli ultimi tempi, non senza qualche amarezza, si era ritirato sugli studi storici, lavorando con grande impegno e sempre maggior fatica nelle ricerche e nella catalogazione delle imprese portuali e commerciali della Livorno che fu.

Sua moglie Gioia ha voluto rispettare la sua ultima volontà di essere cremato e di spargere le sue ceneri negli amati boschi di Quercianella. Riposa in pace Vittorio: gli amici non ti dimenticheranno solo perché “non fia ristoro un sasso che distingua le tue dalle infinite ossa che in terra e in mar semina Morte”.

A.F.

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Pubblicato il
20 Aprile 2011

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