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Grillo: ultima spes cento milioni

ROMA – Porta la croce, ormai da anni, della riforma abortita. Ma non s’arrende. Da buon ligure tenace, Luigi Grillo continua a battere contro la muraglia-Tremonti, reiterando proposte che il ministro del Tesoro regolarmente castra.

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Il senatore Grillo riferisce all’assemblea gli ultimi passaggi della sua Via Crucis. Premette che “l’Italia è un paese ricco di porti, ma sarebbe sbagliato puntare solo sui principali e abbandonare gli altri. Ci servono tutti, semmai dobbiano spingere a specializzarli”.

E la riforma della 84/94, senatore? “Ci siamo arenati sull’autonomia finanziaria delle Autorità Portuali, malgrado avessimo già raggiunto un ragionevole accordo tra maggioranza e minoranza in Parlamento. Tremonti ha detto che se dovesse rinunciare all’1% dell’Iva prodotta dai porti, nella situazione di bilancio dell’Italia la UE lo dichiarerebbe matto”.

Allora la situazione non si sbloccherà mai? “Abbiamo elaborato, sempre tutti sostanzialmente d’accordo, una soluzione tampone: quella inserita di recente nella “Manovra” di dedicare cento milioni di euro ogni anno a porti. Una cifra modesta forse, ma che avrebbe permesso di generare un miliardo almeno attraverso i mutui garantiti da quel fondo. All’ultimo istante, Tremonti ha tagliato anche quelli”.

Fine della corsa? “Non mi arrendo. Nella nuova legge di stabilità”, che spero sia varata entro una decina di giorni, abbiamo di nuovo recuperato la proposta, tutti d’accordo in Parlamento. Questa volta mi auguro che riesca a passare”.

Grillo sa bene che Tremonti fa il cane da guardia dei conti italiani perché siamo sotto tiro della speculazione internazionale. “Ma la linea Tremonti, tutta tagli e tasse, non mi convince. E’ dal 2001 che l’Italia viaggia a crescita zero e oggi siamo nella più devastante crisi degli ultimi cent’anni. Tagliare gli sprechi è giusto: ma bisogna anche investire, prima di tutto sui settori sani che producono ricchezza. Come i porti e la logistica, appunto”.

Sulla cantieristica nazionale invece il senatore è molto realista.”La cantieristica è stata una nostra antica gloria italiana – dice – ma bisogna prendere atto che oggi il 90% delle costruzioni navali è all’Est e solo l’1% è dell’Italia. Le leggi dell’economia sono ferree. Per i cantieri che non ce la fanno, dobbiamo trovare alternative che salvino il più possibile l’occupazione. Ma il problema non si risolve con una navetta militare in più o meno”.

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Pubblicato il
29 Ottobre 2011
Ultima modifica
2 Novembre 2011 - ora: 10:24

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