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In fuga dalla bandiera italiana?

ROMA –  Più timori che speranze, più allarme che condivisione. Paolo d’Amico ha ricordato in assemblea – e l’ha subito inserito nel calendario del suo prossimo incontro con le massime sfere di governo – che c’è un elemento urgente e irrinunciabile perché la flotta italiana non fugga sotto altre bandiere.

“La finanziaria 2010 non ha dedicato le risorse consuete al mare, sottovalutando il Registro Internazionale – ha citato d’Amico – con uno stanziamento fermo a 75 milioni mentre per la fiscalizzazione degli oneri sociali occorrono dai 250 ai 300 milioni almeno”. Se le cose dovessero rimanere così quella splendida invenzione – peraltro copiata – del Registro bis andrebbe rapidamente a morire, con la fuga delle bandiere nazionali. Ovvero: “Il Registro internazionale è elemento irrinunciabile – ha detto d’Amico – per avere una marina mercantile italiana che esca dai confini nazionali”.

Di nuovo l’accento sulle cifre: ancora nel 2009, con tutto il mondo in pesante recessione e con la stretta delle banche a non aiutare di certo, “la bandiera italiana è stata la prima d’Europa per investimenti in nove navi, con quasi un miliardo di euro”. Insomma: che lo Stato si muova in difesa dello shipping italiano, dicono gli armatori, ce lo siamo meritati in pieno, anche con le lacrime e il sangue. Noi abbiamo fatto la nostra parte: adesso il Paese dimostri, con il governo, di saper fare la propria. Altrimenti – è il senso – per molti sarà più facile andarsene sotto altre bandiere.

E molti di quei molti erano in sala, ad annuire ed applaudire. Magari con la morte nel cuore, ma nella consapevolezza che il momento è davvero cruciale e non basta a giustificare il disinteresse dello Stato con la solita scusa che la coperta è troppo corta per tutti.

A.F.


Pubblicato il
24 Marzo 2010

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