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Spediporto e l’aforisma di Roosevelt

GENOVA – Il tema già di per sé sembrava una specie di ultimo appello, e insieme un atto di accusa indiretto: “Logistica, il valore delle scelte”. Sottinteso, visto che i Vip del settore erano presenti tutti, dai nazionali ai regionali: quali scelte avete fatto ad oggi, e quante non sono state fatte, ma solo promesse da troppo tempo?

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Mai come questa volta l’assemblea di Spediporto Genova al Galata ha affrontato in termini così decisi – sotto qualche aspetto anche drammatici – i problemi non solo della categoria degli spedizionieri (e quelli dei consolidatori a latere: abbiamo loro dedicato gran parte di questa nostra edizione speciale) ma anche quelli più in generale dell’Italia dei trasporti e della logistica. Meglio: della logistica come dovrebbe esserci e che non c’è. Il presidente di Spediporto Roberta Oliaro non è una che si lascia andare ad eccessi verbali, non lo è mai stata. Ma il suo intervento – scriviamo mentre è in corso, perché i nostri tempi di stampa sono purtroppo molto anticipati – ci ricorda il famoso aforisma di Franklin Delano  Roosevelt: Speak sweet but carry a big stick, parla con dolcezza ma porta un grosso bastone. Ce n’è stato per tutti: la politica nazionale che sulla logistica si trascina da anni senza ancora aver sbloccato quasi niente, il martello di Tremonti sulla portualità, la riforma della riforma anch’essa come l’Araba Fenice (che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa) e via cantando. Mi fermo alle problematiche generali, perché quelle genovesi – comprese le ultime inchieste nella Port Authority – non ci piace maramaldeggiare.

Intendiamoci, il presidente di Spediporto non ha solo sparato bastonate (metaforiche): ha anche riconosciuto quello che si sta facendo, o cercando di fare. A partire dal tanto atteso piano nazionale della logistica, fino al recente “Milleproroghe” con quei soldi finalmente promessi a Vado per andare avanti. Ma ai vari Giachino, sottosegretario alle Infrastrutture (cui da qualche tempo tocca l’ingrato compito di andare a raccogliere le varie esasperazioni del comparto), al quasi afono senatore Luigi Grillo (chissà se ormai anche a lui questa “sua” riforma della riforma non cominci a sembrare un fantasma) fino a Merlo, Burlando, la Vincenzi ed altri, l’accorato appello di Spediporto e di tutta la categoria non può non essere suonato anche a ultima spiaggia. Come del resto ci hanno fatto capire i tanti consolidatori e spedizionieri che al nostro questionario (in prima pagina) hanno risposto chiedendo di non farli rispondere.

Il guaio è che alla fine non sembra chiaro nemmeno se ci sia un’ultima spiaggia: o solo un lento, triste, rassegnato franare verso il peggio. Ci torneremo sopra.

A.F.

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Pubblicato il
30 Marzo 2011

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