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I dolori di Sistri

Dal presidente di FAI-Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio Paolo Uggè riceviamo:

MILANO – Sistri è la sigla che identifica il sistema informatico di tracciabilità per il tasporto dei rifiuti. Un sistema nato con un obiettivo nobilissimo: combattere le infiltrazioni criminali.

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Peccato che dopo sei anni (l’avvio del progetto avvenne con il governo Prodi) il sistema non sia ancora in grado di funzionare, anche se è già costato alle imprese di trasporto circa 70 milioni di euro. Nonostante questo c’è chi (il ministero per l’Ambiente) vuole che il prossimo 30 giugno il Sistri entri in vigore a ogni costo.

La norma, sostengono i fautori, sarebbe resa obbligatoria da un regolamento comunitario. Non è così: il regolamento prevede sia assicurata la tracciabilità dei soli rifiuti pericolosi. L’Italia invece, col Sistri, controllerebbe (il condizionale è d’obbligo) tutto ciò che è classificato rifiuto. Eppure basterebbe copiare altri paesi, come per esempio Francia e Inghilterra, dove il sistema destinato a diventare operativo nel 2014 è invece efficace e di semplice utilizzo: si traccino i rifiuti dalla produzione alla destinazione finale, senza occuparsi dell’attività e della logistica. Un sistema basato su dati online di semplice applicazione che non gravano sugli operatori né come costi di installazione né per la complessità del sistema. Esattamente l’opposto del Sistri, risultato perfetto solo per complicare l’attività delle imprese, mettendole fuori mercato, e inspiegabilmente non applicato per i vettori esteri. Altro che incrementare la competitività nazionale! Il sistema, se sarà applicato entro fine giugno, otterrà il solo risultato di penalizzare le imprese italiane favorendo quelle estere che, senza obblighi e costi, acquisiranno tutte le quote di mercato. Malavita compresa ovviamente. Un bel risultato non c’è da dire. L’unico ad accorgersi del disastro Sistri sembra essere stato il ministro dello Sviluppo Economico, che propone di spostare l’entrata in vigore (già prorogata sette volte!) al 31 dicembre 2013. Ma il ministro dell’Ambiente non intende ragioni. Perché tanta ostinazione?

Un terribile dubbio ci assale: forse non è vero che il Sistri non funziona, che costa alle imprese, che non combatterà le infiltrazioni malavitose, come credono decine di migliaia di operatori e qualche esperto; forse il Sistri è una ricetta miracolosa per dare competitività al sistema paese. E quelle decine di migliaia di poveretti che non sono mai riusciti a farlo funzionare sono solo degli incapaci che non riescono a cogliere i vantaggi di un capolavoro della tecnologia…

Paolo Uggè

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Pubblicato il
16 Giugno 2012

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