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Authorities porti: lo sciopero e i mal di pancia

ROMA – Secondo alcuni giudizi, lo sciopero dei dipendenti delle Autorità portuali attuato mercoledì scorso in tutta Italia non se l’è filato nessuno, o quasi. Si, ci sono stati i presìdi davanti alle varie sedi e i sindacati hanno picchettato in tarda mattinata anche il ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
[hidepost]L’incontro con Passera, richiesto dai sindacati, però non ha avuto esito. Di fatto il ministro ha trovato un’ottima scusa; la scelta di bloccare le retribuzioni dei dipendenti delle Authority, chiedendo indietro anche gli aumenti degli ultimi due anni, non è sua ma di una sentenza del Consiglio di Stato.
Si potrebbe discutere a lungo se la strategia dei sindacati e delle Rsu delle Authorities, quella di un giorno di sciopero all’interno delle sedi, sia stata intelligente o meno. Non mancano coloro che, sarcasticamente, hanno sostenuto che dello sciopero non si è accorto nessuno, visto che le Autorità portuali hanno limitatissimi compiti operativi. La realtà è un’altra: in tempi di “spending review” generalizzata e di massacri fiscali abbattuti su tutte le categorie, il volersi considerare dipendenti privati di enti fino ad oggi assimilati a quelli pubblici specie per i diritti, non è andata giù a molti.
Come sempre, è difficile stacciare il grano dal loglio. Intanto sono annunciate bordate di ricorsi, sia da parte delle organizzazioni sindacali che dalla stessa Assoporti. Non sono mancate le adesioni di solidarietà ai dipendenti: il senatore Piergiorgio Massidda, presidente dell’Authority di Cagliari, ha scritto una nota sottolineando come a suo parere la decisione del Consiglio di Stato “configura una chiara violazione dei diritti stabiliti dal contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria” e richiamando alla solidarietà gli ambienti politici sardi “verso i dipendenti dell’Authority di Cagliari che pur gravemente sotto organico hanno garantito in questi anni alti standard di efficienza e grande attaccamento al lavoro”. Anche a Civitavecchia il presidente dell’Authority Pasqualino Monti si è dichiarato solidale con i suoi, adottando una “personale assunzione di responsabilità e solidarietà” verso i lavoratori. Inoltre i singoli dipendenti hanno annunciato ricorsi al giudice del lavoro. E mentre andiamo in macchina altre dichiarazioni di solidarietà stanno arrivando.
Insieme, è onesto sottolinearlo, anche a qualche mal di pancia. Come quello espresso da Lorenzo Cosimi di Rifondazione Comunista a Livorno; che denuncia la scarsa sensibilizzazione del mondo del lavoro portuale al problema. “Della mobilitazione del settore – ha scritto Cosimi – non se n’è accorto nessuno, nemmeno i lavoratori che avrebbero dovuto mobilitarsi”. E Cosimi denuncia “difetti di comunicazione, limiti organizzativi e l’intreccio di altre pesanti emergenze locali”.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
8 Dicembre 2012

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