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E’ guerra al Tar del Lazio sui Fast Corridors doganali

Sono giudicati costosi e inutili, con rischi anche per la sicurezza – Ma gli imprenditori (Ikea in testa) sostengono che invece il sistema funziona e crea vantaggi

ROMA – Adesso la patata bollente è in mano al Tar del Lazio: al quale hanno presentato ricorso contro i “Fast Corridors” doganali le associazioni degli spedizionieri liguri e le singole case di spedizione di La Spezia, Genova e Savona. Secondo Alessandro Laghezza, presidente degli spedizionieri spezzini, non ci sarebbe maggiore efficienza ma anzi tempi più lunghi, maggiori costi e problemi di security non indifferenti. Il suo grido di dolore, raccolto da “Il Sole-24 Ore” la settimana scorsa, è stato affiancato da quello di altri spedizionieri doganali anche fuori dalla Liguria che si sono dichiarati molto critici.
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Teresa Alvaro

Eppure sembra che il modello stia prendendo piede, almeno in Italia. La settimana scorsa sono partiti i “Fast corridors” doganali tra La Spezia e Piacenza e tra Genova e la stessa Piacenza. Pochi giorni prima era stato inaugurato alla presenza del governatore della Toscana quello tra il porto di Livorno e l’interporto Vespucci di Guasticce. Da poco meno di un anno funzionano i due “corridoi” dell’Ikea, sempre su Piacenza. Ed è in fase sperimentale il corridoio tra il porto di Ravenna e l’interporto di Bologna. In parte si tratta di corridoi su ferrovia, in parte si deve ancora ricorrere a tratte su gomma (Livorno e Rivalta Scrivia-Piacenza per l’Ikea).
Se gli spedizionieri protestano, e corrono al Tar, i clienti sembrano soddisfatti. O almeno, lo dichiarano. Dall’Ikea, che ha aperto la strada in Italia, si afferma che adesso ogni singolo contenitore può essere tracciato per ogni minuto del viaggio, e la catena logistica funziona perfettamente anche nella tratta italiana. Teresa Alvaro, direttore centrale per la tecnologia e l’innovazione dell’Agenzia delle dogane, già alla recente inaugurazione del corridoio (sperimentale) tra Livorno e il Vespucci aveva ricordato che il sistema consente un più veloce smaltimento dei contenitori e un miglior controllo in real time. Ma la polemica non si attenua. Da Genova Spediporto parla per bocca di Giampaolo Botta: “Nessun paese europeo oltre l’Italia adotta procedure assimilabili ai Fast Corridor perché non sono previsti dalla normativa comunitaria, sono onerosi e non creano efficienza”. Un mondo della logistica che dunque si presenta già molto conflittuale.
A.F.

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Pubblicato il
30 Marzo 2016

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