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La Riforma? Avanti adagio quasi indietro

LIVORNO – Lo so bene com’è duro accettare che siamo arrivati alla fine d’agosto. Anche perché il settembre che ci aspetta è da paura. Preannunciato da un tragico terremoto, con sinistri presagi di manovre economiche correttive, governo sempre traballante, soluzioni alternative nella nebbia: lacrime e sangue, come aveva promesso Churchill agli inglesi in guerra.
[hidepost]Ma ancora più difficile è accettare quello che si legge sulla stampa quotidiana bene informata e sul Web in merito alla sospirata Riforma portuale. Che parrebbe davvero aver sposato l’immortale principio del Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare (quasi) niente. Spero, in fondo in fondo, che le anticipazioni siano mosse da cattivo senso critico, bacate di politichese: ma se davvero il decreto Madia sui manager pubblici risulterà essere quello che giovedì scorso era al consiglio dei ministri, ci sarà da ridere. O da piangere, scegliete voi.
Pare che la rivoluzione annunciata, per i 30 mila dirigenti e alti dirigenti statali che dovevano essere riformati facendo decadere le promozioni automatiche per età e sostituendole da criteri di merito, sia stata abbondantemente annacquata dalla barricata procedurale e politica innalzata dagli stessi. In sostanza, sarà istituito un “ruolo unico” della dirigenza, ma con tutta calma: e chi oggi fa parte dell’elite dei “mandarini” statali ci rimarrà fino al pensionamento. Meritocrazia? Adelante Pedro, cum judicio…
Dall’entrata in vigore del decreto Madia tra l’altro, ci vorranno almeno 6 mesi per definire i criteri di procedura del conferimento degli incarichi nelle singole amministrazioni; facendo salvi, con corsia preferenziale, “coloro che vantano un cospicuo numero di anni di dirigenza. Significativo.
E come si innesta su questi principi la Riforma portuale? Il metodo seguito da Delrio, di chiedere i curricula agli aspiranti 15 presidenti delle Autorità di sistema, sembra simile a quello dei decreti Madia, salvo i tempi: che per Delrio dovrebbero essere accelerati – per le nomine – alla seconda metà di settembre. Un fulmine di guerra tra le tartarughe. O una montagna che partorirà i topolini? Mi consola soltanto un dettaglio: che gran parte di quanto si è letto ad oggi su Riforma, rivoluzione copernichiana di Renzi, grandi cambiamenti epocali eccetera, si sia rivelato un insieme di bufale. E arrivederci a settembre. Come scriveva quel tale, noi speriamo che ce la caviamo.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
27 Agosto 2016

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