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Darsena Europa: chi correrà e con chi

LIVORNO – Un vecchissimo ma iconico film, “Miracolo a Milano” recitava come un Mantra: “Mancano Tot giorni al giudizio universale”. Mi è tornato alla mente parlando con alcuni imprenditori portuali labronici sull’ormai prossima scadenza dei termini – metà maggio – per presentare le dichiarazioni d’interesse alla gara per la piattaforma Europa.

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In chiave temporale, si può già cominciare a contare: “Mancano Tot giorni”. E trattandosi del progetto più importante di sempre per il porto di Livorno, ma non solo, l’interesse cresce in proporzione. Ha fatto un salto di qualità da quando, poche settimane fa, il potente gruppo China Railways International, condotto per mano dalla Compagnia Portuali Livorno (Cpl) di Enzo Raugei, si è formalmente candidato a fare tutto lui: finanziamento, costruzione e anche gestione del porto containers del futuro.

Sia Raugei che il portavoce di China Railway, mr. Chen Shiping, hanno ribadito di voler operare “in cordata con gli imprenditori livornesi interessati”. Dettaglio non secondario, ma abbastanza vago. Perchè è noto da tempo che a puntare sulla piattaforma Europa ci sia anche il TDT, ovvero il terminal della Darsena Toscana che oggi fa capo a un gruppo d’investimenti franco-britannico dotato anch’esso di grandi risorse economiche e difficilmente disposto a farsi fagocitare dai cinesi.

Il puzzle si completa ricordando che nel TDT ha una quota, di minoranza ma comunque significativa, anche la Cilp, ovvero il braccio terminalista della compagnia portuali, entro cui sono anche imprenditori di non poco peso come i gruppi Negri e Neri. Interrogativo che circola: la Clp con i cinesi intende far concorrenza, addirittura mettersi di traverso, alle aspirazioni di Cilp per la piattaforma Europa?

Sembra che il tema, ancora sottotraccia ma non certo ignorato a Livorno, sia stato nei giorni scorsi tra gli argomenti trattati a Londra a livello dei nuovi soci di maggioranza dell’ex GIP, ovvero dei titolari della maggioranza del TDT. Non è trapelato niente, ed è logico: siamo ancora alle strategie riservate. Però a palazzo Rosciano, dove ovviamente Stefano Corsini e i suoi seguono gli eventi, circola un’indiscrezione secondo la quale occorrerebbe qualche ritocco al bando. Non solo per venire incontro alle richieste della Regione – in gran parte già ottemperate – ma anche per capire quale nesso intercorre tra la parte riservata ai privati (finanziatori ed esecutori) e la parte degli interventi pubblici, dighe di protezione comprese. Nessuno, con un impegno che parte da una progettazione che costerebbe da 10 a 13 milioni, partirà alla leggera, questo è chiaro. Cinesi per primi, che notoriamente non tirano i soldi alle rondini. Insomma, ce n’è abbastanza per cominciare a capire?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
19 Aprile 2017

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