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La nuova dittatura della logistica

Zeno D’Agostino

TRIESTE – La nuova “Via della Seta” non porterà solo merci cinesi da noi, ma anche investimenti e fabbriche. È stato chiaro Zeno D’Agostino, presidente dell’AdSP triestina (Adriatico orientale) in una recente intervista sul quotidiano locale. E ancora più chiaro parlando al Rotary, dove ha sottolineato che il futuro del porto è legato ai progetti di sviluppo delle ferrovie verso il nord d’Europa. Sono stati entrambi temi centrali del Summit dei giorni scorsi. Perché il futuro del porto di Trieste – altro assioma di D’Agostino – non è solo nel porto, ma nel territorio e nel corretto riuso di quello che il territorio intero offre.

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Quando gli investimenti per un ideale piano di sviluppo sono giganteschi – si ipotizzano 200 milioni per i prossimi cinque anni o poco più – è ovvio che non si possono basare sulle risorse locali. Trieste ha già fatto molto, passando a 800 mila TEUs in pochi anni: ma la vicina Koper (Capodistria) ha fiutato altrettanto velocemente il vento e di TEUs ne ha movimentati secondo gli ultimi dati circa 900 mila. La gara ora è sulle rotaie: e Trieste è nettamente favorita.

C’è poi da ricordare che il grande piano della Belt & Road non è svendere alla Cina: è governare progetti e investimenti in un’ottica di globalizzazione che ormai prescinde dalle nazionalità e dagli interessi di bottega. Come abbiamo riferito di recente basandoci sull’analisi del politologo italo-americano Rampini, finiti i sogni della dittatura del proletariato, siamo alle realtà della dittatura della logistica. Perché spostare le merci e anche chi le produce è oggi più importante e più produttivo che lo stesso produrre. E a Trieste l’hanno capito per tempo.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
23 Novembre 2019

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