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Usare la flessibilità UE come fa la Germania

Nella foto: Spadaflora e Leonetti di Confapi Milano.

MILANO – Anche a costo di ripetere appelli già lanciati, è indispensabile arrivare ai fatti. “La Commissione Europea, già dallo scorso 19 marzo, attraverso specifica determinazione, ha constatato l’emergenza non solo sanitaria ma, soprattutto, economica causata dalla pandemia da Covid-19 – afferma Nicola Spadafora, presidente di Confapi Milano. Le misure adottate, oramai a livello generale, per contrastare l’espandersi del virus, tra cui la chiusura di industrie, aziende, esercizi commerciali e studi professionali, nelle aree maggiormente colpite, hanno necessariamente prodotto uno shock a livello economico, caratterizzato dalla drastica riduzione, se non, addirittura, azzeramento, di consumi, ordini, attività e, di conseguenza, liquidità, a danno di imprese e lavoratori. L’incertezza, poi, sui tempi di riavvio dell’intero processo, a livello italiano, rende ancora più fosco il quadro economico che ci riguarda direttamente”.

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“L’eccezionalità della crisi ha, quindi, spinto la Commissione Europea – continua il presidente Spadafora – a riconoscere maggiore flessibilità agli Stati Membri, in quanto considerati maggiormente idonei a poter intervenire, in via diretta, sui rispettivi ambiti, attraverso, però, una serie di misure dalla medesima espressamente suggerite e nei limiti delle condizioni dalla stessa prospettate. Il tutto, comunque, dando la possibilità ai singoli paesi, in via temporanea, al momento almeno sino al 31 dicembre 2020, di derogare ai principi generali in materia di aiuti di stato”.

Chi ha beneficiato di tale mutamento di prospettiva?

“Sulla scorta di tali presupposti, – prosegue Spadafora – la Germania è intervenuta immediatamente, lanciando, già lo scorso 21 marzo, un programma di sostegno economico senza precedenti per tale paese, che ha, poi, integrato con ulteriori misure, già notificate a livello europeo, il successivo 24 marzo e che sarà oggetto di imminente ulteriore integrazione. La Commissione è, infatti, in attesa di un’ulteriore notifica ad horas. Tale piano si è concretizzato, tra l’altro, in conformità alle linee guida europee, nel mettere subito a disposizione diretta delle aziende, attraverso immissione di liquidità sui conti corrente, in misura proporzionale rispetto alle dimensioni aziendali, nuova finanza da destinare immediatamente alla copertura delle spese correnti, così da preservare anche attività, forniture, ordini e consumi, e agli investimenti. Tanto anche eliminando trafile burocratiche ed inutili lungaggini, non certo giustificabili in un simile momento di crisi”.

E l’Italia?

“Abbiamo gli strumenti per intervenire – osserva, ancora, Spadafora. Il modello tedesco può fare da apripista. Occorre, dunque, lanciare anche in Italia, la cui economia era già fiaccata, più di quella di altri paesi europei, dai precedenti periodi di difficoltà economica, un piano immediato, senza precedenti, di protezione del nostro Paese, delle nostre aziende e dei nostri lavoratori, attraverso il sostegno finanziario alle imprese private, di ogni dimensione, piccole, medie e grandi, affinché le stesse possano, innanzitutto, salvaguardare i rispettivi posti di lavoro. Le misure e le modalità ci sono già state suggerite a livello europeo. Cogliamone l’opportunità. Occorre, però, intervenire subito, senza ulteriori esitazioni, con liquidità immediata, diretta, senza burocrazia e senza intermediazione. Non è tempo, dunque, di limitazioni, freni e vincoli. Quanto a nostra effettiva disposizione venga utilizzato con semplicità. La Germania insegna”.

“Vista l’eccezionalità della situazione, occorre sin d’ora ipotizzare, alla ripresa delle attività, di intervenire anche sulla semplificazione della PA – aggiunge il manager area Sviluppo di Confapi Milano Antonio Maria Leonetti – in particolare con l’obiettivo di far realizzare strutture e acquisire servizi in deroga all’attuale codice degli appalti. Una simile soluzione, invero, andrebbe ipotizzata, proposta ed applicata indipendentemente dalla attuale situazione eccezionale e aiuterebbe a rilanciare l’intera economia nazionale. Tanti ne parlano ma nessuno ne propone e si sforza di crearne i contenuti. Occorre, dunque, rendersi promotori della revisione del codice degli appalti nel senso di semplificare le attuali regole, sul modello di quanto previsto con la decretazione d’urgenza, anche utilizzata, ad esempio, per realizzare il nuovo ponte di Genova, espressione di eccellenza, celerità e semplificazione. Soluzioni, dunque, concrete che producono risultati.”

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Pubblicato il
8 Aprile 2020

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