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C’è un mondo nel rovescio del mondo

LIVORNO – Oggi scendo in un agone che – me ne rendo conto – impegna penne ben più nobili ed efficaci della mia. Però mi sembra corretto, e anzi doveroso, guardare oltre lo strazio giornaliero del Covid-19, dei suoi morti, delle aziende che chiudono, delle rivolte di piazza. Tutte situazioni reali: ma che hanno anche, per fortuna, un rovescio. L’immagine qui sopra, che ho rubato a una vecchia pubblicità, aiuta.

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Diamo un’occhiata al mondo dei porti italiani. Sarà che c’è la metaforica frusta delle prossime scadenze di quasi tutti i presidenti: mai come in questo periodo, malgrado la pandemia, si completano banchine, si aprono nuovi collegamenti navali, si trasformano vecchi impianti inquinanti in modelli virtuosi “green”, o addirittura di economia circolare. Gli imprenditori, anche i più piccoli, sono tutti a spada sguainata, pochi piagnuccolano: e se trovano joint venture con capitali di foravia, vuol dire che offrono aziende sostanzialmente sane. Un colosso come MSC, o una multinazionale come i grandi fondi d’investimento non si farebbero certo attrarre da castelli di carte.

Tutte chiacchiere, gonfiate dalla voglia di magnificare i propri carnet? In molti casi oltre alle parole abbiamo verificato la sostanza. Forse alcune cose, specie nel pubblico, si potevano fare anche prima, malgrado l’eterna palla al piede della pazzesca burocrazia italiana. Comunque si stanno facendo: e si rovescia l’abusata concezione di un mondo portuale anchilosato, che vivacchia al traino, che guarda troppo spesso il dito invece che la Luna.

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Mi ha sorpreso una notizia raccolta su un giornale tedesco, secondo cui sta mancando in Europa il legname per i pallets, le casseforma, gli imballaggi. Pare che lo stiano drenando tutto gli USA, il Canada e anche la Cina: e i più grandi produttori europei che sono austriaci, tedeschi e scandinavi, ne hanno approfittato – fonte Assoimballaggi – per alzare i prezzi. Giusto, è la legge del mercato: ma se c’è tanta richiesta, vuol dire che malgrado la pandemia la logistica continua a tirare, le merci viaggiano, i produttori puntano non solo a un domani migliore ma anche ad un oggi operativo. E il mondo della logistica, ricordiamolo, rappresenta quello che per il corpo umano è la circolazione del sangue. Qualcuno ricorderà l’apologo del senatore romano Menenio Agrippa, che ci hanno insegnato alle medie: alle braccia, che rifiutavano di fornire cibo a quel nullafacente (secondo loro) dello stomaco, sarebbe presto mancata la forze. La logistica è proprio il sistema sanguigno: e forse non tutti si rendono conto che ogni Tir in viaggio, ogni vagone cargo, ogni nave delle Autostrade del Mare o dei container, ci porta un po’ di vita. Oppure fermandosi può portarcene via un po’.

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Mi direte: hai scoperto, come ironizzano i toscani, “il bu’o alla honca”. Eppure non tutti se ne rendono conto. Per esempio, l’armamento italiano sta impegnandosi per rovesciare un modo della navigazione ormai obsoleto con investimenti eccezionali. Basta citare le dodici mega-ro/ro del gruppo Grimaldi che stanno cambiando il mondo anche sul piano del rispetto ambientale. Basta ricordare i salti morali che sta facendo il gruppo Onorato per salvare Tirrenia e Moby, anch’esse importanti per la logistica marittima e non solo. Il mondo dello shipping sta pagando cara la pandemia: eppure ha stretto i denti e rilancia. Perché, dicono gli esperti, oggi le grandi corporation bancarie traboccano di soldi cash e li vogliono impiegare. Qualche volta anche per raid predatori, come è sempre successo fin dall’antichità (Pecuinia non olet, dicevano i romani): ma se il sistema viene fatto funzionare, andiamo avanti turandoci anche il naso. È già successo.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
4 Novembre 2020

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